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Imperfezione

Dall’Imperfezione All’Azione

Episodio 6 di 6 · 10 minuti di lettura

Il razionalismo come antidoto


Se foste un dio saggio, estraneo a questo gioco, mettereste nelle mani di Homo sapiens le chiavi dell’astronave Terra?

Armi nucleari, ingegneria genetica, intelligenza artificiale?

Rispondere è impossibile. Perché la domanda è rivolta allo specchio.


È tutto perduto?

Avevamo chiuso con una domanda: è tutto perduto?

No. Ma la risposta richiede prima di guardare in faccia il paradosso. Perché la stessa creatura che ha costruito questi disastri ha anche costruito… gli strumenti per capirli.

«Cosa possiamo fare?», ci eravamo chiesti. Prima di rispondere, dobbiamo affrontare la domanda che avete probabilmente in testa da cinque episodi. La domanda che Telmo Pievani mette esplicitamente:

«Se foste un dio saggio estraneo a questo gioco, mettereste le chiavi dell’astronave Terra nelle mani di un tipo come Homo sapiens? Vi fidereste di questa scimmia antropomorfa africana spuntata duecento millenni fa? Gli dareste le chiavi dell’astronave Terra? Comprereste un’auto usata da Homo sapiens

La risposta dipende da quanto reputate la nostra specie capace di scelte razionali.

Ma è una domanda retorica. Non nel senso che pensate. Perché non c’è risposta. È una domanda rivolta allo specchio. E lo specchio siamo noi — con tutti i nostri rattoppi, i nostri bias, le nostre vulnerabilità.

Noi che dobbiamo decidere. Con il cervello che abbiamo. Non con quello che vorremmo avere.


Il paradosso circolare

L’imperfetto Homo sapiens ha facoltà prodigiose. Calcolo. Comprensione delle leggi fisiche. Ingegno tecnologico. Sete di conoscenza. Curiosità insaziabile. Potere di trasformare a proprio godimento l’ambiente che lo circonda.

L’imperfetto Homo sapiens ha limiti altrettanto prodigiosi. Corpo rattoppato. Ragionamento fallace. Relazioni sociali complicate. Scarsissima previdenza.

«Come si esce da questo paradosso?», chiede Pievani.

Se foste il proprietario di un’azienda, affidereste i vostri interessi a un amministratore delegato così incoerente e inaffidabile? Mettereste il vostro patrimonio nelle mani di un essere il cui cervello può andare in avaria da un momento all’altro?

Non c’è risposta, perché è una domanda rivolta allo specchio. Il paradosso è circolare.


La tastiera QWERTY — Lezione dalla tecnologia

Ma prima di arrivare alla soluzione, facciamo un detour. Perché anche la tecnologia — quella sì, progettata intenzionalmente — è imperfetta.

Guardate la vostra tastiera. La sequenza QWERTY. Lettere disposte in modo apparentemente casuale. Perché?

Nel 1893 fu messa in commercio una tastiera razionale, più efficiente. Fallì. Negli anni ’30, August Dvorak brevettò la Dvorak Simplified Keyboard: disposizione ottimizzata, record di velocità documentati. Fallimento commerciale totale.

Oggi, 2026, state ancora usando QWERTY.

La storia di QWERTY

Christopher Sholes, anni ’60 dell’Ottocento. Brevetto. Remington and Sons (produttori di fucili) la commercializzò. Funzione originale? «Distanziare fra loro le lettere più frequenti» per evitare che i martelletti si incastrassero.

La R fu aggiunta in alto a sinistra non per efficienza, ma per strategia di vendita: così si poteva scrivere “TYPE WRITER” con una sola riga. Marketing.

Risultato? In inglese più del 70% delle parole si scrive con altre lettere (la sequenza DIATHENSOR). Ma QWERTY ha conquistato una posizione dominante.

Path dependency — L’accidente congelato

Paul A. David, economista di Stanford: perché QWERTY sopravvive a competitori superiori?

«La tastiera QWERTY», scrive Pievani, «è un ‘accidente congelato’: una soluzione nata inizialmente per motivi funzionali contingenti, che diventa ben presto non ottimale ma che nel frattempo ha conquistato una posizione dominante, è diventata una moda, un modello, una norma, anche grazie a una concatenazione di eventi fortunati.»

Un’evoluzione tecnologica rivoluzionaria — computer quantistici, intelligenza artificiale, interfacce neurali — eppure la tastiera QWERTY è ancora lì. Resiste ostinatamente.

Il parallelismo

Kevin Kelly (2010), William Brian Arthur (2009): «Molti prodotti tecnologici si sono affermati indipendentemente dalla loro efficienza e sono il frutto di riutilizzi di componenti e strutture già esistenti.»

«Anche nell’innovazione tecnologica non si inizia mai dal nulla, ma si ricombinano e si ibridano tecnologie già esistenti», continua Pievani.

«Se Kelly e Brian Arthur hanno ragione, allora il bricolage evolutivo vale anche per l’evoluzione e l’innovazione tecnologiche

Implicazione? Possiamo cambiare. Ma non da zero. Dobbiamo partire da ciò che abbiamo. Rattoppare. Migliorare. Compensare.

Se un ingegnere non può riprogettare da zero… può almeno aggiungere freni.


Primo Levi — Il vizio di forma

E arriviamo al punto. Al centro della risposta.

Primo Levi, chimico torinese, sopravvissuto ad Auschwitz, vedeva «quel vizio di forma, quella smagliatura annidata nella natura umana».

Le opere contro-umane

«L’uomo non è una bestia», scrive Levi in I sommersi e i salvati. «Lo diventa a determinate condizioni e in certi contesti, dove è ricondotto alle sue pulsioni elementari.»

I campi di sterminio? «Opere non umane, anzi contro-umane, senza precedenti storici, a stento paragonabili alle vicende più crudeli della lotta biologica per l’esistenza.»

Ereditiamo una natura ambivalente e duale. La cultura e le esperienze ci possono condurre per il meglio o per il peggio. Ne discende «la necessità di una continua vigilanza etica e civile».

Nessun ritorno all’Arcadia

«Ma nessun ritorno all’Arcadia è possibile», scrive Levi. «L’uomo dovrà continuare a esser fabbro di se stesso.»

L’invenzione tecnica come quella narrativa è, secondo il chimico torinese, un bricolage: «una composizione a partire dal materiale esistente e dai suoi vincoli, proprio come l’evoluzione».

Homo sapiens per Levi è in tal senso una novità assoluta: «capace di un sublime mai visto e parimenti di un orrore mai visto».


L’antidoto

E ora, finalmente, la risposta.

L’antidoto per evitare che si ripetano i termitai infernali e si ripiombi nel “disumanesimo” è uno solo per Levi:

Il razionalismo critico e autocritico.

Non una razionalità perfetta. Ma un razionalismo scettico e di metodo.

Il cui primo insegnamento è semplice:

Diffidare di tutti i profeti che manipolano le imperfezioni della mente umana.

Gli strumenti culturali come “freni” alle derive istintuali. L’educazione: «disattivare e reprimere gli istinti più bassi — che non sono invincibili».

Ricordate la plasticità? Quella spada a doppio taglio? Ecco: la stessa plasticità che ci rende manipolabili ci permette di educarci a resistere alla manipolazione.

La stessa mente che produce bias può imparare a riconoscerli. La stessa memoria che tradisce può essere addestrata con metodo scientifico.

Se un ingegnere non può riprogettare da zero… può almeno aggiungere freni.


Le sei leggi dell’imperfezione — Riepilogo e rivelazione

Facciamo ordine. Cinque episodi. Sei leggi. Un filo conduttore.

1. La legge della contingenza

«Il caso — nelle vesti di mutazioni, derive genetiche, estinzioni di massa, cambiamenti ecologici su larga scala — spesso cambia imprevedibilmente le regole del gioco evolutivo, con il risultato che un tratto prima ottimale e ben limato dalla selezione naturale si tramuta in un’imperfezione pericolosa.»

2. La legge del compromesso

«L’imperfezione spesso in natura nasce dall’esigenza di trovare compromessi tra interessi diversi e spinte selettive antagoniste.»

Esempio: dilemma ostetrico. Bacino stretto per camminare VS testa grande per pensare.

3. La legge dei vincoli

«La selezione naturale non è un agente che perfeziona e ottimizza gli organismi in ogni loro parte; non può farlo, perché lavora in contesti cangianti e soprattutto è condizionata dai vincoli storici, fisici, strutturali e di sviluppo.»

Esempio: colonna vertebrale. Arco orizzontale → torre verticale. Vincolo strutturale.

4. La legge del riuso

«Il riutilizzo di strutture già esistenti rende molto frequente in natura la presenza di strutture subottimali e riciclate, cioè imperfette.»

Esempio: cervelletto. Da equilibrio → coordinazione → cognizione. Cooptazione funzionale.

5. La legge della cipolla

«L’eccedenza, se tollerabile, è fonte di cambiamento, perché l’evoluzione è la trasformazione del possibile.»

Esempio: muscoli auricolari vestigiali. Inutili ma tollerabili → conservati.

6. La legge della Regina Rossa

«Quando l’ambiente corre più veloce di noi, ci ritroviamo evolutivamente sfasati, e dunque sempre un po’ inadatti, imperfetti.»

Esempio: mismatch metabolico. Sistema digestivo calibrato per carestia → immerso nell’abbondanza.


Il tratto comune — Evolvibilità

«A ben guardare le sei leggi hanno un tratto in comune», scrive Pievani, «che non vuol essere consolatorio: l’imperfezione è una sorgente di ‘evolvibilità’, cioè di capacità di evolvere, di generare novità evolutive.»

«Plasticità, riusi e prodotti secondari di tanto in tanto permettono infatti agli organismi di imboccare strade nuove e imprevedibili.»

Darwin lo sapeva

«L’ubiquità dell’imperfezione, come Darwin sapeva, è la principale prova dell’evoluzione stessa.»

Quindi:

«Se vi dicono che la scienza spiega solo i come e non i perché, non credeteci. L’imperfezione è la risposta a molti perché.» «Se vi dicono che non ci sono alternative, non credeteci. Ce la siamo sempre cavata, come specie, perché al momento giusto (spesso sull’orlo del precipizio) abbiamo cercato e trovato le alternative


Coltivare il giardino

«L’universo non sembrava affatto una macchina, e se anche lo fosse stato il macchinista doveva essere presto scappato a gambe levate.»

In quel contesto, Voltaire scrive Candido. E lo fa dire al protagonista due volte, in chiusura dell’opera:

«Bisogna coltivare il nostro giardino.»

L’imperfezione che abbiamo narrato fin qui non è sorella del nichilismo, scrive Pievani. «Non significa che tutto è frutto del mero caso e che le nostre azioni sono irrilevanti. C’è molto da fare, nel mondo dell’imperfezione.»

«Potremmo per esempio trasfigurare il disincanto in ironia, ritagliarci un rifugio, ribellarci almeno alle imperfezioni umane rimediabili, quelle che per ingordigia e vanità di pochi generano futilmente ingiustizie e diseguaglianze per molti.»

Ma soprattutto: «Se per giardino intendiamo quello terrestre, non lo abbiamo mai fatto e sarebbe ora di cominciare


Il futuro è aperto

Karl Popper lo ripeteva: il futuro è aperto.

Peter Medawar: «La scienza stessa è l’arte del solubile, e come tale fecondamente imprevedibile.»

«Sta a noi cercare di influenzare gli eventi per avverare un controfuturo più desiderabile e umano di quelli, alquanto foschi, che ci si prospettano se continueremo a coltivare le nostre propensioni all’irrazionalità e al fanatismo.»

Ma — attenzione — «non facciamoci però prendere da illusioni salvifiche, perché sarà comunque un futuro imperfetto. Diversamente imperfetto


Il cerchio si chiude

Siamo partiti da un tubo nel posto sbagliato. Siamo arrivati alle chiavi dell’astronave Terra.

In mezzo: un corpo rattoppato, un cervello a strati, una mente da preda, un mondo indifferente. Milioni di anni di compromessi, cooptazioni, accidenti congelati.

«Se un ingegnere presentasse questo progetto al suo capo…» — lo abbiamo detto sei volte.

Ma l’evoluzione non ha capi. Non ha piani. Non ha obiettivi.

Noi sì.

L’imperfezione che abbiamo narrato non è solo difetto. È anche possibilità. Evolvibilità. Capacità di cambiamento.

Sapere da dove veniamo — corpo rattoppato, cervello bricolage, mente da preda — è il primo passo per decidere dove andare.

Sarà comunque un futuro imperfetto. Diversamente imperfetto.

Come leggiamo nell’ispirata chiusa dell’Origine delle specie di Darwin:

«Tutto sommato vi è qualcosa di grandioso nell’evoluzione, in questa meravigliosa avventura della vita che in tre miliardi e mezzo di anni ci ha portati dall’ameba a Donald Trump.»


Serie: Finestre sulla Disillusione Episodio 6 di 6 — FINALE

Fonte principale: Telmo Pievani, Imperfezione. Una storia naturale, Raffaello Cortina Editore, 2019, pp. 157-194


SERIE COMPLETA:


Bibliografia essenziale

Fonte principale: Pievani, T. (2019). Imperfezione. Una storia naturale. Raffaello Cortina Editore.

Citazioni chiave:

  • Levi-Montalcini, R. (1987). Elogio dell’imperfezione.
  • Jacob, F. (1978). Evoluzione e bricolage.
  • Levi, P. (1958). Se questo è un uomo; (1986) I sommersi e i salvati.
  • Darwin, C. (1859). L’origine delle specie.
  • Gigerenzer, G. Razionalità ecologica.
  • David, P. A. Path dependency (economia tecnologica).
  • Van Valen, L. Ipotesi della Regina Rossa.
  • Voltaire (1759). Candido.

Fine Serie


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