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Gabriele Balog, ritratto in studio in bianco e nero, seduto con le braccia incrociate

Gabriele Balog

Educatore · Canton Ticino

Lavoro con i bambini nella scuola pubblica ticinese, ed è la classe a darmi la materia. Ogni giorno mi mette davanti domande — sul come imparano, sul perché a volte non ci riescono, su cosa succede a un bambino quando il contesto intorno cambia. E sono fatto in modo che a una domanda ho bisogno di dare una risposta: non riesco a lasciarla fluttuare.

Così, per conto mio, leggo la ricerca sullo sviluppo di chi cresce e provo a trovare posto ai concetti invece di accumularli. Questo sito è il sedimento di quell'abitudine: appunti messi in ordine che nel tempo sono diventati articoli, strumenti e materiali per chi accompagna l'infanzia. Anche perché sono padre, e certe domande non restano teoriche.

Come lavoro

Niente blog di consigli pratici: il sito raccoglie articoli, schede di giochi e libri, e strumenti interattivi che provano a rendere accessibile la ricerca scientifica — psicologia dello sviluppo, neuroscienze, scienze dell'educazione — senza diluirla.

Le regole che seguo sono poche, e vecchie. La prima la prese la Royal Society tre secoli fa: nullius in verba, sulla parola di nessuno — nemmeno la mia. Ogni affermazione importante è ancorata a una fonte che puoi verificare, con il campione e l'anno dello studio. La seconda viene da una vecchia storia — la raccontano di Socrate, ma nei suoi testi non c'è, e la tengo per quello che vale: prima che una cosa finisca qui passa tre setacci. È vera? È utile a chi legge, o solo interessante? Ed è giusta — cioè onesta nel modo: non umilia chi legge, non fa leva sulla paura, non manipola? Se un fatto vero scomoda una convinzione, va detto lo stesso: il filtro è sul come, non uno sconto sul vero.

Ci sono altre due regole, e sono le più scomode. Un'affermazione pesa quanto la prova che la regge, né più né meno: se l'evidenza è incerta lo scrivo, e un'ipotesi resta un'ipotesi, mai un fatto. E quando sbaglio — capita — lo correggo alla luce del sole: lo trovi dichiarato in fondo agli articoli rivisti.

Il filo

Mi interessa una domanda specifica: perché un cervello umano matura così lentamente — ben dentro l'età adulta, senza un traguardo a un'età precisa — e cosa stiamo facendo con quel tempo. La guardo con due lenti. La prima è evolutiva, e non è consolatoria: non siamo un progetto riuscito né il vertice di una scala — siamo una struttura imperfetta e non finita, e la storia evolutiva della specie lo dice senza ambiguità. La seconda è ecologica, e discende dalla prima: un cervello che matura così a lungo si forma dentro il contesto, e un bambino non si capisce da solo — si capisce nelle relazioni e nelle condizioni ambientali che lo modellano. Per questo, quando qualcosa non va, guardo prima il contesto che il bambino. Gli articoli del sito sono tutti collegati a questa domanda.

Perché in fondo la posta in gioco è questa: capire come funziona il cervello di chi cresce ci dà uno sguardo più profondo e, davanti a una situazione concreta, più modi possibili di agire — per noi, e per chi cresce con noi.

Dove vivo

Canton Ticino. La scuola è il posto in cui un bambino incontra adulti che non sono i suoi e altri bambini che non ha scelto: non solo dove si istruisce, ma dove si impara a pensare e a convivere — secondo regole che proteggono la libertà di ciascuno di stare bene con gli altri.

Contatto

Per scrivermi — due righe da lettore, una proposta di collaborazione, un confronto professionale: info@gabrielebalog.com.