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Il Prezzo Del Bipedismo
Imperfezione

Il Prezzo Del Bipedismo

Episodio 2 di 6 · 6 minuti di lettura

Quando alzarsi in piedi significò soffrire


Lucy aveva circa 25 anni quando morì. Sappiamo come: cadde da un albero. Tre milioni di anni dopo, i suoi discendenti hanno mal di schiena cronico, ernie del disco, e un parto così doloroso che per millenni ha ucciso una donna su venti.

Tutto per aver deciso di alzarsi in piedi.


Dai residui alla postura

Nell’episodio precedente abbiamo visto i residui: code fantasma, tubi incrociati, muscoli inutili. Difetti di fabbrica. Ma quelli erano solo gli avanzi di un trasloco. Il vero disastro strutturale è iniziato quando abbiamo cambiato postura.

La decisione di alzarsi in piedi. Perché qualcuno dovrebbe maledirla? Perché camminare eretti significò, tra le altre cose, partorire. E partorire, per un bipede, è un incubo ingegneristico.


Il dilemma ostetrico

Il bacino deve essere abbastanza stretto da permetterci di camminare. La testa del neonato deve essere abbastanza grande da contenere un cervello. Queste due esigenze sono matematicamente incompatibili.

L’evoluzione ha trovato un compromesso. Un compromesso doloroso.

«Camminare ritti sulle gambe diventa un grosso rischio», scrive Telmo Pievani, «se nel frattempo la dieta cambia, se il cervello comincia a crescere di volume e tu devi partorire. Il bacino non può allargarsi più di tanto altrimenti non si resta in piedi, ma la testa del bambino comincia a passare con molta fatica.»

Se si potesse fare reset e tornare indietro? «L’ideale sarebbe partorire dall’addome direttamente, ma non si può, perché il nostro canale del parto è la versione modificata di quello di rettili che depongono uova e di mammiferi che sfornano cuccioli piccolini.»

Il risultato? Una gravidanza di 9 mesi — breve, per la taglia del nostro cervello — seguita dalla nascita di «cuccioli inermi il cui cervello si svilupperà per due terzi dopo». Nessun altro mammifero ha neonati così indifesi. I puledri si alzano in piedi un’ora dopo la nascita. Gli scimpanzé camminano entro le prime settimane.

Noi? Ci vogliono 12-18 mesi solo per stare in piedi. Il cervello umano alla nascita è sviluppato al 23%. Negli scimpanzé al 40%.

«Resta però», conclude Pievani, «una soluzione veramente imperfetta, se pensiamo a quante madri e quanti neonati sono morti durante il parto, e a quanto è doloroso comunque per la donna.»


La colonna — Una torre che non doveva essere torre

Ma il parto è solo il punto di arrivo. Il problema comincia molto prima: con la colonna vertebrale.

«La colonna vertebrale umana non si è evoluta dal nulla», spiega Pievani. «La spina dorsale flessuosa di un quadrupede o di un brachiatore (il vincolo preesistente, l’inerzia evolutiva) è stata raddrizzata alla bell’e meglio e il peso dell’intero corpo grava ora su un unico asse, scaricandosi su due gambe.»

Risultato? «La colonna si incurva e le vertebre sono sottoposte a pressioni indebite. Nervi e muscoli si sono riadattati per quanto possibile, ma non ci esimono da sciatalgie, ernie e piedi piatti.»

Chi soffre i dolori debilitanti del mal di schiena sa quant’è imperfetto il bipedismo umano. Un arco orizzontale trasformato in torre verticale. Il peso che prima si distribuiva su quattro punti di appoggio ora si concentra su un unico asse. E quell’asse, va detto, non era stato progettato per questo.

Se un ingegnere presentasse questa struttura portante — un arco flessuoso messo in verticale — il capo non solo lo licenzierebbe, ma probabilmente ordinerebbe una perizia strutturale dell’edificio.

E c’è un’ironia amara, aggiunge Pievani: «Dopo milioni di anni di evoluzione per stare in piedi, passiamo 8 ore al giorno seduti.»


Le conseguenze a cascata

La colonna vertebrale non è l’unica vittima. «La transizione al bipedismo portò conseguenze negative in quasi ogni parte del corpo», scrive Pievani.

I piedi: «a locomozione plantigrada, devono tollerare sollecitazioni fortissime e inusitate». Piedi piatti, fascite plantare, dita sovrapposte. Tutto derivato da un adattamento forzato: una struttura pensata per arrampicarsi sugli alberi, ora costretta a sostenere tutto il peso del corpo su superfici piatte.

Il collo: «con quella boccia pesante e oscillante sopra, è diventato un punto debole». La testa umana pesa 4-5 kg. In un quadrupede, quel peso è distribuito su una struttura orizzontale. In noi? Oscilla in cima a una colonna verticale, sostenuta solo da muscoli e vertebre cervicali. Un trauma al collo può essere letale. Chiedete ai paleontologi che studiano gli scheletri fossili.

L’addome: «con tutti i suoi organi interni è stato esposto a ogni sorta di trauma». Quando camminavamo a quattro zampe, gli organi vitali erano protetti dalla gabbia toracica e dalla colonna vertebrale sopra. Ora? Un ventre molle, esposto frontalmente. Un pugno nello stomaco può rompere la milza. Una caduta può lacerare il fegato.

Il peritoneo: «viene spinto verso il basso dalla forza di gravità, generando pessime propensioni a ernie e prolassi». La membrana che avvolge gli organi addominali non era calibrata per la gravità verticale. Ora sì. E si vede.


I seni che drenano verso l’alto

Concludiamo con un dettaglio che chi soffre di sinusite cronica conosce molto bene.

«Al prossimo raffreddore», scrive Pievani, «mentre vi sentite il muco che preme in ogni orifizio del viso, pensate che i vostri seni mascellari costipati hanno i canali di drenaggio rivolti verso le cavità nasali in alto, cioè contro la gravità! Il che li rende del tutto inefficienti e facilmente intasabili di muco e altri liquami bavosi.»

Pessima idea progettuale, vero? Ma c’è una ragione: «In un quadrupede lo sbocco di questo tipo nei seni mascellari è rivolto verso il davanti e funziona benissimo. Noi ex quadrupedi invece abbiamo solo di recente messo la faccia in verticale, e questo è il risultato.»

Il sistema di drenaggio funzionava perfettamente. Poi abbiamo ruotato la testa di 90 gradi. E non abbiamo ricablato niente.


Il conto del bipedismo

Ricapitoliamo.

Colonna vertebrale raddrizzata alla bell’e meglio: mal di schiena, ernie, sciatica. Piedi sotto stress mai previsto: piedi piatti, dita storte, archi crollati. Collo con testa pesante oscillante: punto debole letale. Addome esposto: organi vitali offerti al mondo. Peritoneo sotto gravità: ernie e prolassi. Seni mascellari che drenano verso l’alto: sinusiti croniche.

E il dilemma ostetrico: pelvi stretta per camminare, testa grande per pensare. Compromesso orribile: neonati prematuri, madri morte, dolore inimmaginabile.

Se un ingegnere presentasse questo progetto — una struttura portante che si piega dove non dovrebbe, un canale di uscita troppo stretto per il prodotto, organi vitali senza protezione — non verrebbe solo licenziato. Verrebbe denunciato.

Ma chi comanda questo corpo così malmesso?

Il cervello. Quello che chiamiamo “il centro di comando”. Quello che ci distingue dagli altri primati. Quello che consuma il 20% dell’energia totale e non deve mai surriscaldarsi — come i testicoli, per inciso.

Verrebbe da pensare che almeno il cervello — il nostro orgoglio, la sede della ragione — sia progettato meglio.

Verrebbe da pensarlo.


Serie: Finestre sulla Disillusione Episodio 2 di 6

Fonte principale: Telmo Pievani, Imperfezione. Una storia naturale, Raffaello Cortina Editore, 2019, pp. 138-143


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