Nella Stessa Squadra
Aggiornato il 29 giugno 2026
Prendersi cura di sé per poter prendersi cura di loro
Non puoi versare da una tazza vuota.
Tu dici no, l’altro dice sì. Tu vuoi che vada a letto alle 21, l’altro concede «ancora cinque minuti» che diventano le 22:30. Tu tieni il punto su una regola, l’altro la smonta davanti al bambino. Non siete i soli: uno studio longitudinale (Shapiro, Gottman & Carrère, 2000) documenta che nel 67% delle madri la soddisfazione di coppia cala in modo significativo nei primi anni dopo la nascita del primo figlio — resta stabile, o cresce, nel restante terzo. E nel frattempo vostro figlio impara a dividervi — a chiedere all’altro ciò che uno ha negato. Non perché sia manipolatore: perché è umano, e perché gli state mostrando che la squadra ha delle crepe. Questo episodio non serve a mettervi d’accordo su tutto (impossibile), ma a restare nella stessa squadra anche quando vedete le cose diversamente.
Perché i disaccordi sono normali
La prima verità scomoda è che non sarete mai d’accordo su tutto, e va bene così. Vedete le cose diversamente per ragioni legittime: storie familiari diverse, temperamenti diversi (uno più protettivo, uno più rilassato), ruoli diversi (chi passa più tempo col bambino vede più dettagli e ha meno pazienza; l’altro ha più distanza ma meno informazioni). Non è «giusto contro sbagliato»: sono punti di partenza diversi, ed entrambi hanno ragioni valide.
Le prospettive diverse possono perfino essere un vantaggio — uno frena l’altro quando esagera — ma solo a una condizione: che restiate alleati e non avversari.
Il costo dei disaccordi davanti al bambino
Quando il conflitto si gioca davanti a lui, il bambino impara tre cose sbagliate. Che la triangolazione funziona: se la mamma dice no, chiede al papà. Che le regole sono negoziabili: non esiste un no definitivo, basta insistere. E che i genitori sono avversari, con lui nel mezzo come premio.
Non è un timore vago: una meta-analisi su 59 studi (Teubert & Pinquart, 2010) associa il coparenting conflittuale a più problemi di comportamento nei bambini, e quello cooperativo a un migliore adattamento. In altre parole, come collaborate conta quanto, o più, delle singole regole.
Un patto, non un accordo su tutto
Non potete concordare ogni regola, ma potete concordare come gestire i disaccordi. Bastano poche cose, tenute davvero.
La prima è trovare il nord condiviso: scrivete separatamente i valori che volete per vostro figlio da adulto — autonomo, rispettoso, capace di reggere la frustrazione — e individuate i tre comuni. Quando litigate su una regola, la domanda diventa «questa regola ci porta verso quei valori?», che sposta il conflitto da «io contro te» a «noi contro il problema».
La seconda è una regola sola, ma ferma: non si smonta l’altro davanti al bambino. Chi è presente in quel momento decide; se non sei d’accordo, ne parlate dopo, in privato — ma sul momento lo sostieni. Non per ipocrisia: per non insegnargli che le regole crollano se trova la crepa giusta.
Non chi non litiga: chi ripara
C’è un mito da smontare: che le coppie solide non litighino. Falso. La ricerca di Gottman mostra che le coppie stabili litigano quanto quelle che si separano, e tentano di riparare più o meno con la stessa frequenza; la differenza è se quel tentativo viene accolto dall’altro. Non è il conflitto a logorare una relazione, è la riparazione che cade nel vuoto.
Questo vale anche come modello per i figli. Vedere una rottura senza riparazione insegna che il conflitto è la fine di qualcosa; vedere rottura e riparazione insegna che si può sbagliare e riconnettersi. Per questo, mentre i conflitti intensi è meglio gestirli lontano dal bambino, la riparazione conviene renderla visibile: «prima io e papà non eravamo d’accordo, ci siamo parlati, ora va meglio». Riparare non è uno «scusa» automatico: è riconoscere il danno, riconnettersi e cambiare qualcosa la volta dopo. Se invece le scuse si ripetono identiche senza che nulla cambi, o ripara sempre la stessa persona, è il segnale che può servire un aiuto esterno (una terapia di coppia).
Il filo invisibile
I disaccordi non sono solo opinioni diverse: spesso sono due stili di attaccamento (l’episodio 2) che si incontrano. La combinazione più comune è ansioso più evitante: più uno insegue cercando di risolvere subito, più l’altro si ritira — e più si ritira, più il primo insegue. Riconoscere la danza («sto inseguendo / sto fuggendo, fermiamoci») è già metà del lavoro; un appuntamento fisso settimanale per parlarne, breve e non negoziabile, riduce l’ansia di chi insegue e dà struttura a chi evita.
Il prossimo passo
Resta un’ultima domanda, quella che forse non ti fai da anni: chi eri, prima di diventare genitore? Nell’ultimo episodio della serie parliamo di identità — e di come tornare a casa, da te, senza abbandonare il ruolo.
Per approfondire
Ricerca scientifica:
- Shapiro, A.F., Gottman, J.M. & Carrère, S. (2000). The Baby and the Marriage: Identifying Factors That Buffer Against Decline in Marital Satisfaction After the First Baby Arrives. Journal of Family Psychology, 14(1), 59-70. DOI: 10.1037/0893-3200.14.1.59 (fonte primaria del dato 67%, misurato sulla soddisfazione delle madri)
- Teubert, D. & Pinquart, M. (2010). The Association Between Coparenting and Child Adjustment. Parenting: Science and Practice, 10(4), 286-307. DOI: 10.1080/15295192.2010.492040
- Feinberg, M.E. (2003). The Internal Structure and Ecological Context of Coparenting. Parenting: Science and Practice, 3(2), 95-131. DOI: 10.1207/S15327922PAR0302_01
- Gottman, J.M. (1994). What Predicts Divorce? The Relationship Between Marital Processes and Marital Outcomes. Lawrence Erlbaum Associates (studio longitudinale sui pattern di riparazione nella coppia)
- Tronick, E. & Weinberg, M.K. (1997). Depressed Mothers and Infants: Failure to Form Dyadic States of Consciousness. In L. Murray & P.J. Cooper (Eds.), Postpartum Depression and Child Development. Guilford Press (applicazione rottura-riparazione allo sviluppo del bambino)
Divulgazione pratica:
- Gottman, J.M. & Gottman, J.S. (2007). And Baby Makes Three. Crown (basato su ricerca longitudinale)
- Johnson, S.M. (2008). Hold Me Tight: Seven Conversations for a Lifetime of Love. Little, Brown Spark (terapia focalizzata sulle emozioni)
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- Tempo di coppia con figli: i 20 minuti sacri — 3 minuti
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