Un bambino di cinque anni ascolta un libro letto ad alta voce. A un certo punto si ferma su una parola che non conosce. La chiede. L'adulto risponde — e quella parola, da quel momento, è anche sua.
Le parole che un bambino impara a riconoscere diventano le parole con cui pensa, e poi le parole con cui sta nel mondo. È una cosa che gli adulti hanno la responsabilità di custodire — perché un bambino senza parole sufficienti rischia di crescere fra chi sarà mosso dalle parole degli altri senza accorgersene.
Regalare parole a un bambino non è ornamento culturale. È il primo gesto perché un giorno, da grande, abbia parole sue con cui pensare, e parole sue con cui dire di no.
Gli albi raccolti qui mettono le parole al centro come oggetti vivi. Si leggono ad alta voce, da grandi a piccoli, e poi si tengono a portata.