Il padre che resta
Sono le sei e un quarto, il biberon con il latte che lei ha tirato ieri sera è sul piano della cucina, e il tappo gira a vuoto. Lui ci prova una volta, due, poi lo sbatte sul legno e gli scappa una parola che la bambina, a quattro mesi, per fortuna ancora ignora. Dalla camera lei chiede cosa succede. «Niente», risponde lui.
Resta lì con il tappo in mano e fa il conto. Ieri ha risposto male a un collega per un messaggio. L’altro ieri è uscito senza salutare. La partita del giovedì, l’ora migliore della settimana, adesso gli pesa come un dovere. E sotto il conto torna sempre la stessa frase: proprio adesso. Lei ha partorito, lei allatta, lei si sveglia ogni tre ore; se in questa casa qualcuno ha diritto di stare male, è lei. Lui deve reggere.
Il suo corpo, intanto, sembra remargli contro. Negli uomini che diventano padri il testosterone, l’ormone che di solito si associa alla forza maschile, è in media un po’ più basso che negli uomini senza figli. E in alcuni studi lo è di più in chi passa più ore con i figli.
Che cosa succede al corpo di un padre?
Lo studio che lo mostra meglio, perché ha seguito gli stessi uomini nel tempo, viene da Cebu, nelle Filippine: 624 giovani uomini, misurati due volte a quattro anni e mezzo di distanza (Gettler et al., 2011). In chi nel frattempo era diventato padre il testosterone era sceso più che in chi era rimasto solo, e alla seconda misura era più basso in chi passava tre ore o più al giorno con i figli. Gli uomini che partivano con il testosterone più alto erano anche quelli che più spesso, negli anni seguenti, trovavano una compagna e avevano un figlio. Gli autori lo leggono come uno scambio: l’ormone alto va con la ricerca della compagna, quello più basso con la cura.
Due meta-analisi del 2019, che mettono insieme decine di studi, confermano la differenza fra padri e uomini senza figli (Grebe et al., 2019; Meijer et al., 2019). La seconda, su oltre 7’000 uomini, trova la differenza piccola. È una differenza fra medie, fra mille padri e mille uomini senza figli; sull’uomo della cucina, preso da solo, dice poco.
Quando il calo cominci è meno chiaro. Uno studio su 29 coppie ha visto il calo già durante la gravidanza della compagna, e i suoi autori lo presentano come il primo a mostrarlo (Edelstein et al., 2015). Uno studio successivo su 97 coppie, che confrontava il settimo mese di gravidanza con il settimo mese di vita del bambino, una differenza significativa non l’ha trovata (Cárdenas et al., 2023).
Perché un padre che resta è una rarità?
Fra i mammiferi, i maschi aiutano ad allevare i piccoli in circa una specie su dieci: in un confronto del 2016 su 529 specie, succede in 65 (West & Capellini, 2016). Nelle altre, dei piccoli si occupa la madre, senza il padre.
Negli uccelli è il contrario: in otto specie su dieci maschio e femmina, in coppia, allevano i piccoli insieme (Cockburn, 2006). Un padre umano che resta fa dunque una cosa rara fra i mammiferi, e ordinaria per la maggior parte degli uccelli.
La spiegazione da cui partono gli studi sta nel corpo di lei. È la femmina a portare il piccolo e ad allattarlo, quindi per lei la cura è obbligata; al maschio, nella maggior parte delle specie, rende di più cercare altre compagne (Opie et al., 2013).
Il padre che resta arriva dopo la coppia; sul perché la coppia nasca, i gruppi di ricerca discutono ancora (Lukas & Clutton-Brock, 2013; Opie et al., 2013). E una volta arrivata, la cura del padre può ripagarsi: dove i maschi portano i piccoli, le femmine allattano meno a lungo e partoriscono più spesso (West & Capellini, 2016). Il tempo che il padre toglie alla ricerca di altre compagne può tornargli in figli. Anche questa è una proposta di chi ha confrontato le specie, senza un esperimento a provarla.
Ora metti le due cose una accanto all’altra. Da una parte il piano di una cucina alle sei e un quarto, un tappo, un uomo arrabbiato con sé stesso. Dall’altra la storia lunghissima dei mammiferi, in cui, in nove specie su dieci, dei piccoli si occupa la madre senza il padre. Quell’uomo appartiene alla minoranza che resta.
La lettura più diffusa fra chi studia il suo ormone è che il calo sia uno dei segni di quella minoranza: un corpo che sposta un po’ del suo peso dal competere al curare. È una lettura, e fra poco vedremo quanto regge. Anche presa con le sue cautele, toglie un peso all’uomo della cucina. Quel calo racconta come diventano padri gli uomini, in media, ed è così piccolo che, presi a caso un padre e un uomo senza figli, il padre ha il testosterone più basso poco più di una volta su due. In quella lettura, più che la sua forza, l’ormone indica da che parte pende, di poco, fra competere e curare.
Perché proprio il testosterone?
Per vedere che cosa fa un ormone bisogna cambiarlo e guardare cosa succede. Alla fine degli anni Ottanta due biologi hanno impiantato a passeri maschi in libertà una capsula di testosterone, ad altri un farmaco che ne blocca l’effetto, ad altri una capsula vuota (Hegner & Wingfield, 1987). I maschi con il testosterone in più si battevano di più con gli altri maschi e portavano il cibo ai piccoli molto meno spesso; nei loro nidi più nidiacei morivano di fame. Quelli con l’effetto bloccato nutrivano a ritmo alto fino alla fine. In quella specie la prova è causale: si è cambiato l’ormone, ed è cambiata la cura.
Le misure prese durante la stagione degli amori, in più di venti specie di uccelli, vanno nello stesso verso: il testosterone sale quando c’è da contendersi la compagna, e scende quando c’è da nutrire i piccoli. Ne è nata un’idea che porta un nome, l’ipotesi della sfida (Wingfield et al., 1990).
Ha dei limiti. In alcune specie di uccelli i maschi restano premurosi anche con il testosterone in più (Lynn, 2008). E nei roditori in cui i padri accudiscono, gli esperimenti che cambiano gli ormoni suggeriscono che la cura dipenda da altro (Wynne-Edwards & Timonin, 2007).
Negli uomini c’è un esperimento, breve e di laboratorio, su 55 uomini e una bambola che piange: in chi rispondeva consolandola il testosterone scendeva; quando il pianto arrivava senza una risposta di cura, saliva (van Anders et al., 2011). Fuori dal laboratorio restano le osservazioni. In Tanzania, fra gli Hadza, cacciatori-raccoglitori, i padri si occupano molto dei figli e hanno il testosterone più basso degli uomini senza figli; fra i vicini Datoga, pastori, i padri curano poco i piccoli e la differenza sparisce (Muller et al., 2009: 27 Hadza, un gruppo piccolo). In due gruppi di padri seguiti nel primo anno, invece, il testosterone misurato nei capelli andava per conto suo rispetto al tempo passato con il figlio (Witte et al., 2025).
Il quadro è questo: un’associazione piccola, che negli uccelli si vede agire e negli uomini si vede soprattutto accompagnare. E davanti alla prossima frase del tipo «l’ormone X fa Y», due domande bastano a pesarla: su chi è stato misurato, e qualcuno l’ha cambiato per vedere cosa succede?
E il malumore?
La lettura che viene più facile è chiudere il cerchio: meno testosterone, più malumore. In 149 coppie dell’Illinois i padri con il testosterone più basso avevano più sintomi depressivi (Saxbe et al., 2017), e un piccolo studio tedesco va nello stesso verso (Grashoff et al., 2025). Lo studio dell’Illinois però aveva un solo prelievo, e lasciava aperto se venisse prima l’ormone, l’umore o il sonno che manca. Due studi più grandi danno un risultato nullo: uno su 193 padri, con la saliva raccolta al mattino dieci mesi dopo il parto; l’altro su 226, con il testosterone misurato nei capelli, che riassume mesi invece di un mattino (Kotov & Corpuz, 2024; Richter et al., 2025). Se l’ormone c’entra, gli studi sono divisi.
Il malumore dell’uomo in cucina va guardato da un’altra parte, e lì ha un nome: depressione perinatale paterna. In un dato momento fra la gravidanza e il primo anno del figlio, i questionari la segnalano in circa un padre su dieci (Paulson & Bazemore, 2010; Rao et al., 2020). E le depressioni dei due genitori tendono ad andare insieme più di quanto farebbe il caso (Paulson & Bazemore, 2010). La frase della cucina, «se qualcuno ha diritto di stare male è lei», a questi numeri regge male: in quei mesi stare male può toccare anche a lui.
In un uomo può avere una faccia inattesa. In una grande indagine americana sugli adulti in generale, con figli o senza, gli uomini riferivano più spesso delle donne rabbia, aggressività, alcol, comportamenti a rischio; contando anche questi sintomi, la depressione risultava frequente negli uomini quasi quanto nelle donne (Martin et al., 2013). Lo studio dice che in un uomo depresso ci può essere anche la rabbia; che un uomo arrabbiato sia depresso, è un’altra domanda. Gli autori stessi chiedono altro lavoro per capire quali sintomi la descrivano davvero.
Il tappo sbattuto. Il messaggio al collega. La partita che pesa. Presi uno per uno, sembrano carattere. Messi in fila, potrebbero essere stanchezza: per la maggior parte dei padri lo sono, o sono altro ancora. Oppure potrebbero essere la depressione che quei questionari segnalano in uno su dieci. Distinguere, da solo, in cucina alle sei del mattino, è difficile: è la domanda da portare a qualcuno.
Quando qualcosa in te cambia proprio nei mesi in cui cambia la tua vita, prima di leggerlo come un difetto tuo conviene chiedersi se ha un nome, cioè se altri l’hanno già visto e descritto; e una cosa con un nome si può dire a qualcuno.
Vale anche lontano da una culla. Un uomo di cinquant’anni lasciato a casa dalla ditta potrebbe ritrovarsi a urlare nel traffico, a litigare con il fratello per una cena, e chiamarlo nervosismo. Se si chiedesse se ha un nome, potrebbe trovarne più d’uno: la rabbia per un torto vero, la paura di quello che viene, e anche una depressione, che in un uomo può presentarsi così. Con la domanda in mano, la telefonata al medico diventa una telefonata possibile.
Nella Svizzera italiana risponde Periparto — Salute mentale intorno alla nascita: consulenza gratuita al 091 220 59 78, il lunedì, il martedì e il venerdì; un gruppo di parola online in italiano, il secondo venerdì del mese alle undici; e un sito che parla anche ai padri (periparto.ch). Periparto è fatto per parlarne con calma. Quando la calma manca, di giorno e di notte, c’è il 143, Telefono Amico. E se a leggere è lei, la stessa domanda, «ha un nome?», si può fare anche a lui: il numero è lo stesso.
Il tappo, alla terza prova, si avvita. La bambina beve. Dalla camera lei chiede di nuovo se va tutto bene, e lui sente arrivare la stessa parola di prima, già pronta in bocca.
«Vengo», dice invece. «Ti devo raccontare una cosa.»
La scena del padre è composita: tiene insieme situazioni comuni ai primi mesi, e non racconta un padre preciso.
Fonti (23)
- Gettler, L. T., McDade, T. W., Feranil, A. B. & Kuzawa, C. W. (2011). "Longitudinal evidence that fatherhood decreases testosterone in human males." Proceedings of the National Academy of Sciences, 108(39), 16194-16199 . ↗︎ fonte Coorte di Cebu (Filippine), 624 uomini di circa 21 anni seguiti per 4,5 anni. Chi aveva testosterone più alto aveva più probabilità di diventare padre in coppia; diventati padri, il testosterone scende (mediana −26% al risveglio, −34% la sera) più che negli uomini rimasti soli, ed è più basso alla seconda misura in chi passa tre ore o più al giorno con i figli. Studio osservazionale: lo scambio fra ricerca della compagna e cura è l'interpretazione degli autori. Letto all'abstract.
- Grebe, N. M., Sarafin, R. E., Strenth, C. R. & Zilioli, S. (2019). "Pair-bonding, fatherhood, and the role of testosterone: A meta-analytic review." Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 98, 221-233 . ↗︎ fonte Meta-analisi: uomini in coppia e padri hanno in media testosterone più basso di uomini soli e senza figli. Letta all'abstract.
- Meijer, W. M., van IJzendoorn, M. H. & Bakermans-Kranenburg, M. J. (2019). "Challenging the challenge hypothesis on testosterone in fathers: Limited meta-analytic support." Psychoneuroendocrinology, 110, 104435 . ↗︎ fonte 50 esiti, 7.080 uomini. Essere padri e la qualità della cura vanno con testosterone più basso, ma gli effetti combinati sono piccoli (g = 0,22 per l'essere padri, 0,14 per la qualità della cura), con possibile distorsione dovuta alla pubblicazione selettiva. È la sintesi che ridimensiona gli studi precedenti. Letta all'abstract.
- Edelstein, R. S., Wardecker, B. M., Chopik, W. J., Moors, A. C., Shipman, E. L. & Lin, N. J. (2015). "Prenatal hormones in first-time expectant parents: Longitudinal changes and within-couple correlations." American Journal of Human Biology, 27(3), 317-325 . ↗︎ fonte 29 coppie al primo figlio, saliva a 12, 20, 28 e 36 settimane di gravidanza. Negli uomini testosterone ed estradiolo scendono già prima della nascita; gli autori lo presentano come il primo studio a mostrarlo. Campione piccolo, da confermare. Letto all'abstract.
- Cárdenas, S. I., Tse, W., León, G., Kim, A., Tureson, K., Lai, M. & Saxbe, D. E. (2023). "Prenatal testosterone synchrony in first-time parents predicts fathers' postpartum relationship quality." Hormones and Behavior, 156, 105440 . ↗︎ fonte 97 coppie, prelievi al settimo mese di gravidanza e sette mesi dopo il parto. Il calo medio del testosterone dei padri fra le due misure (−18,6%) non è statisticamente significativo: 35 padri scendono, 43 salgono. Gli autori ipotizzano un rimbalzo nei mesi dopo il parto. I testosteroni della coppia risultano correlati. Letto per intero.
- West, H. E. R. & Capellini, I. (2016). "Male care and life history traits in mammals." Nature Communications, 7, 11854 . ↗︎ fonte Confronto filogenetico su 529 specie di mammiferi: i maschi partecipano alla cura in 65. Dove portano i piccoli l'allattamento è più breve e le nascite più frequenti; dove riforniscono la femmina le cucciolate sono più grandi. Il vantaggio per il maschio è la proposta degli autori, da un confronto fra specie. Letto per intero.
- Cockburn, A. (2006). "Prevalence of different modes of parental care in birds." Proceedings of the Royal Society B, 273(1592), 1375-1383 . ↗︎ fonte Rassegna sulle specie di uccelli: la cura di una coppia maschio-femmina è il modo più comune, nell'81% delle specie; la sola femmina nell'8%, la riproduzione cooperativa nel 9%. Letta all'abstract.
- Opie, C., Atkinson, Q. D., Dunbar, R. I. M. & Shultz, S. (2013). "Male infanticide leads to social monogamy in primates." Proceedings of the National Academy of Sciences, 110(33), 13328-13332 . ↗︎ fonte 230 specie di primati. Gestazione e allattamento interni rendono la cura obbligata per la femmina e conveniente per il maschio cercare altre compagne; nei primati la coppia si spiega meglio con la difesa dall'infanticidio, e la cura paterna arriva dopo. La lettura è contestata da Lukas e Clutton-Brock. Letto all'abstract.
- Lukas, D. & Clutton-Brock, T. H. (2013). "The evolution of social monogamy in mammals." Science, 341(6145), 526-530 . ↗︎ fonte Confronto fra mammiferi: la vita in coppia nasce dove le femmine sono rade e il maschio non riesce a sorvegliarne più di una; la cura paterna è una conseguenza della coppia, non la sua causa. Letto all'abstract.
- Hegner, R. E. & Wingfield, J. C. (1987). "Effects of experimental manipulation of testosterone levels on parental investment and breeding success in male house sparrows." The Auk, 104, 462-469 . ↗︎ fonte Esperimento su passeri in libertà: con un impianto di testosterone i maschi nutrono i piccoli molto meno spesso e più nidiacei muoiono di fame; con un antiandrogeno nutrono a ritmo alto. Una sola specie, dosi sperimentali. Letto all'abstract.
- Wingfield, J. C., Hegner, R. E., Dufty, A. M. & Ball, G. F. (1990). "The «challenge hypothesis»: Theoretical implications for patterns of testosterone secretion, mating systems, and breeding strategies." The American Naturalist, 136(6), 829-846 . ↗︎ fonte L'articolo che formula l'ipotesi della sfida, dai profili stagionali di testosterone in più di venti specie di uccelli: alto quando c'è da contendersi la compagna, basso quando c'è da nutrire i piccoli. Letto all'abstract.
- Lynn, S. E. (2008). "Behavioral insensitivity to testosterone: Why and how does testosterone alter paternal and aggressive behavior in some avian species but not others?." General and Comparative Endocrinology, 157(3), 233-240 . ↗︎ fonte Rassegna: in alcune specie di uccelli i maschi con testosterone in più restano premurosi. L'autrice avanza l'ipotesi che succeda dove la cura del padre è indispensabile. Letta all'abstract.
- Wynne-Edwards, K. E. & Timonin, M. E. (2007). "Paternal care in rodents: weakening support for hormonal regulation of the transition to behavioral fatherhood in rodent animal models of biparental care." Hormones and Behavior, 52(1), 114-121 . ↗︎ fonte Rassegna sui roditori con cura paterna: le associazioni fra ormoni e cura sono diffuse, ma gli esperimenti che cambiano gli ormoni (quasi tutti su una specie di criceto) suggeriscono che il legame non sia causale. Letta all'abstract.
- van Anders, S. M., Tolman, R. M. & Volling, B. L. (2011). "Baby cries and nurturance affect testosterone in men." Hormones and Behavior, 61(1), 31-36 . ↗︎ fonte Esperimento su 55 uomini con una bambola interattiva: il pianto abbassa il testosterone quando è accompagnato da una risposta di cura, lo alza quando ne è separato. Effetto nell'arco di una seduta di laboratorio; il campione riguarda uomini in generale, non padri in particolare. Letto all'abstract.
- Muller, M. N., Marlowe, F. W., Bugumba, R. & Ellison, P. T. (2009). "Testosterone and paternal care in East African foragers and pastoralists." Proceedings of the Royal Society B, 276(1655), 347-354 . ↗︎ fonte Tanzania: fra gli Hadza (cacciatori-raccoglitori, padri molto presenti nella cura) i padri hanno testosterone più basso dei non padri; fra i Datoga (pastori, cura paterna diretta minima) nessuna differenza. 27 Hadza e 80 Datoga: campioni piccoli, studio osservazionale. Letto all'abstract.
- Witte, A. M., de Waal, N., Verhees, M. W. F. T., Lotz, A. M., van IJzendoorn, M. H. & Bakermans-Kranenburg, M. J. (2025). "Do child gender stereotypes mediate associations between human fathers' testosterone levels and paternal involvement? Two studies." Developmental Psychobiology, 67, e70079 . ↗︎ fonte Studio preregistrato, testosterone nei capelli, due gruppi di padri nel primo anno (70 e 80). Nel primo più testosterone va con più coinvolgimento nella cura, nel secondo nessuna relazione; in entrambi nessuna relazione con il tempo passato con il figlio. Letti abstract e discussione.
- Saxbe, D. E., Dunkel Schetter, C., Simon, C. D., Adam, E. K. & Shalowitz, M. U. (2017). "High paternal testosterone may protect against postpartum depressive symptoms in fathers, but confer risk to mothers and children." Hormones and Behavior, 95, 103-112 . ↗︎ fonte 149 coppie, risultato conteso da studi più grandi. Padri con testosterone più basso, più sintomi depressivi; padri con testosterone più alto, più sintomi depressivi nella compagna e più stress e aggressività riferiti. Un solo prelievo: resta aperto se venga prima l'ormone, l'umore o il sonno. Letto nelle parti pertinenti del testo integrale.
- Grashoff, J., Kersken, K., Hahner, S. et al. (2025). "A pilot prospective cohort investigating paternal hormonal changes during peripartum, depressive symptoms and father-infant-bonding." Journal of Reproductive and Infant Psychology, pubblicato online . ↗︎ fonte Studio pilota tedesco, campione piccolo: va nella stessa direzione di Saxbe e colleghi. Letto all'abstract.
- Kotov, D. A. & Corpuz, R. (2024). "No evidence for relationship between paternal post-partum depressive symptoms and testosterone or cortisol in first-time fathers." Frontiers in Psychology, 15, 1348031 . ↗︎ fonte 193 padri al primo figlio, saliva al mattino dieci mesi dopo il parto, sintomi depressivi al BDI-II: nessuna relazione con testosterone né con cortisolo. Letto all'abstract.
- Richter, L., Bergunde, L., Karl, M. et al. (2025). "The associations between paternal postpartum depressive symptoms and testosterone and cortisol levels in hair over the first two years postpartum." Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry, 137, 111245 . ↗︎ fonte 226 padri, testosterone e cortisolo nei capelli, che riassumono mesi: nessuna relazione con i sintomi depressivi nei primi due anni. Letto all'abstract.
- Paulson, J. F. & Bazemore, S. D. (2010). "Prenatal and postpartum depression in fathers and its association with maternal depression: A meta-analysis." JAMA, 303(19), 1961-1969 . ↗︎ fonte 43 studi, 28.004 partecipanti: depressione nel 10,4% dei padri fra gravidanza e primo anno (IC 95% 8,5-12,7), con forte eterogeneità; correlazione moderata con la depressione materna (r = 0,308). Per lo più misure con questionari di screening. Letto all'abstract.
- Rao, W.-W., Zhu, X.-M., Zong, Q.-Q., Zhang, Q., Hall, B. J., Ungvari, G. S. & Xiang, Y.-T. (2020). "Prevalence of prenatal and postpartum depression in fathers: A comprehensive meta-analysis of observational surveys." Journal of Affective Disorders, 263, 491-499 . ↗︎ fonte Prevalenza della depressione nei padri: 9,76% in gravidanza, 8,75% nel primo anno dopo il parto. Letto all'abstract.
- Martin, L. A., Neighbors, H. W. & Griffith, D. M. (2013). "The experience of symptoms of depression in men vs women: Analysis of the National Comorbidity Survey Replication." JAMA Psychiatry, 70(10), 1100-1106 . ↗︎ fonte Indagine americana sugli adulti in generale. Gli uomini riferiscono più rabbia, aggressività, uso di sostanze e comportamenti a rischio; con una scala che somma questi sintomi a quelli classici la differenza fra i sessi sparisce (30,6% degli uomini, 33,3% delle donne). Gli autori chiedono altro lavoro per capire quali sintomi descrivano davvero la depressione negli uomini. Letto all'abstract.