«Mi pento di aver avuto figli»: di chi parla quel pensiero
Aggiornato il 4 settembre 2026
Il pensiero arriva di notte. O in macchina, nel silenzio. O sotto la doccia, quando nessuno ti vede.
«Se potessi tornare indietro…»
E subito dopo la vergogna, più forte del pensiero. Poi la domanda: «cosa c’è che non va in me? Sono l’unico al mondo che si sente così?».
Su quest’ultima la risposta è documentata, ed è la prima cosa che ti do.
Due studi su campioni nazionali polacchi hanno fatto la domanda in modo secco — se potessi tornare indietro, rifaresti la scelta? — e ha risposto «no» il 13,6% in un campione rappresentativo di adulti fra i 18 e i 40 anni, e il 10,7% in un secondo campione di giovani adulti (Piotrowski, 2021). Più di un genitore su dieci. In altri Paesi circolano cifre più basse, intorno al 7-8%, ma vengono da sondaggi d’opinione e non da studi.
Quello che cambia con la domanda e con il Paese sono le percentuali. Quello che resta è che sei in compagnia di molti.
E il silenzio intorno a questo pensiero è stato studiato quanto il pensiero stesso: una ricerca che ha portato il tabù allo scoperto — interviste a madri che dichiaravano di pentirsi — mostra che il peso maggiore stava nel divieto di nominarlo (Donath, 2015).
E quel pensiero parla di te, non di loro.
«Mi pento di aver avuto figli» dice una cosa diversa da «non li voglio». E no, non sei un mostro.
Di chi parla, quando lo pensi
Questa distanza da te stesso ha un nome preciso nella ricerca, ed è arrivata tardi.
Quando i ricercatori hanno smesso di ricalcare il burnout genitoriale su quello da lavoro e sono partiti dalle parole dei genitori esausti, è emersa una dimensione che prima mancava: il contrasto con il genitore che eri prima (Roskam et al., 2018, su 901 genitori). Il divario fra chi immaginavi di essere e la persona che vedi allo specchio è una delle quattro facce con cui questa condizione si presenta.
Rimpiangono sé stessi, questi genitori. La versione che sapeva cosa le piaceva, che aveva progetti, che si riconosceva allo specchio.
E l’avvertimento che questo poteva succedere — diventare invisibili, funzionare come «mamma di» o «papà di», vedere di sé restare poco — di solito arriva dopo, quando è già successo.
Non è pentimento. È lutto. Per una versione di te che sembra scomparsa — e non è scomparsa: è sepolta sotto il ruolo, e si può dissotterrare.
È la frase che ti chiedo di tenere, ed è quella che regge sui dati. Cambia la domanda: da «cosa c’è che non va in me» a «quanto di me ho perso» — che si può cominciare a guardare.
Una precisazione recente, e conta per la tua sicurezza
Per anni il pentimento e il burnout genitoriale sono stati studiati separatamente. Nel 2025 gli stessi ricercatori li hanno messi alla prova insieme, su quasi 2.400 genitori in tre lingue, per capire se fossero la stessa cosa detta in due modi.
Sono due cose distinte, che possono stare insieme o presentarsi da sole (Roskam et al., 2025). Quindi la lettura di questo articolo — il pentimento come lutto per sé dentro un esaurimento — descrive una situazione frequente, e lascia fuori chi si pente senza essere esausto, e chi è esausto senza pentirsi.
C’è un secondo risultato di quello studio che conta più del primo. Fra i due, è il burnout a mostrarsi associato ai pensieri di fuga e ai comportamenti che fanno male ai figli. Il pentimento, da solo, non porta lì.
Prima di continuare
Fermati un momento, per capire in quale delle due situazioni sei. Serve a proteggerti, non a darti un’etichetta.
Se ti riconosci qui, la Lista Invisibile che segue è il posto giusto: pensi «mi pento» e i pensieri si fermano lì; il dolore è attaccato alla perdita di te; funzioni, anche a fatica, e ti riconosci poco.
Se ti riconosci qui, questa pagina lascia il posto a una persona:
- pensi di farti del male, o di farne ai tuoi figli
- hai pensieri di morte che tornano
- senti un vuoto totale, che va oltre la perdita di te
- le cose di base — mangiare, dormire, alzarti — si sono fermate
In quel secondo caso, un medico e tre numeri, in quest’ordine:
- Oggi, il medico di famiglia.
- Adesso, per parlare con qualcuno in italiano, gratis e in anonimo: il 143, Telefono Amico, attivo sempre.
- Se il rischio è immediato, il 144, emergenza sanitaria, valido in tutta la Svizzera.
- Per il carico genitoriale in sé, senza urgenza, la consulenza gratuita di Pro Juventute in italiano: 058 261 61 61.
Burnout e depressione possono stare insieme: riconoscere l’uno lascia aperta la porta all’altra.
Se ti riconosci solo nel primo gruppo, prosegui.
La Lista Invisibile
Non ti chiederò di tornare chi eri prima: è impossibile, e probabilmente serve a poco.
Ti chiedo tre minuti, e una cosa sola: ricordare.
Scrivi su carta tre cose che facevi prima dei figli e che ti facevano sentire te. Su carta invece che a mente — e con un’aspettativa dichiarata: le sintesi recenti sulla scrittura espressiva trovano benefici piccoli e selettivi, e su ansia e depressione l’evidenza resta insufficiente (Abu-Odah et al., 2023; Wang et al., 2024). Qui serve a una cosa più modesta: costringere un ricordo a prendere forma invece di restare un’impressione.
Cose che ti facevano sentire vivo, non cose da fare. Leggere, correre, disegnare, uscire con le amiche, stare in silenzio, costruire qualcosa.
Poi la domanda: quante di queste faccio ancora?
Se la risposta è zero: non sei un mostro. Sei una persona che ha smesso di esistere per sé. È una descrizione più utile di «sono un mostro», perché indica una direzione.
Il passo successivo è reintrodurne una. Anche in forma ridotta, anche dieci minuti.
Non per i figli. Per te.
A cosa serve: a cambiare la frase che ti dici. Da «mi pento di averli avuti» a «ho smesso di esistere per me» — che è una frase diversa, e apre a qualcosa che si può fare. Sui tempi resto zitto: un dato su quanto ci voglia non ce l’ho, e chi te lo desse se lo starebbe inventando.
Leggi anche: Non sono un bravo genitore | Senso di colpa genitore | Termometro Genitoriale — la versione da compilare
Come si torna a sé stessi
La Lista Invisibile mostra cosa è rimasto indietro. Resta la domanda di come lo si riprende, quando ci si è persi dentro un ruolo.
La direzione è diventare chi sei adesso, con i figli dentro la tua vita e con te che ci resti — Tornare a Casa, Prima di Tutto EP09
È lutto. E il lutto si attraversa. Giralo a chi non riesce a dirlo.
Nota metodologica: il «mi pento» di cui parla questo articolo è letto come contrasto con il genitore che eri prima, una delle quattro dimensioni emerse quando il burnout genitoriale è stato ricostruito a partire dalle testimonianze dei genitori invece che dedotto dal burnout da lavoro (PBA, Roskam et al., 2018, N=901). È una lettura, e va presa per tale: uno studio preregistrato del 2025 su quasi 2.400 genitori mostra che burnout genitoriale e pentimento reggono come costrutti distinti, e che fra i due è il burnout ad associarsi a pensieri di fuga, trascuratezza e violenza (Roskam et al., 2025).
Le percentuali vengono da due campioni polacchi e misurano una domanda secca — se potessi tornare indietro, rifaresti la scelta? — invece dell’intensità di un sentimento (Piotrowski, 2021); le cifre più basse che circolano per altri Paesi provengono da sondaggi d’opinione.
Il richiamo alla sicurezza poggia su uno studio su 1.551 genitori che trova, fra le conseguenze specifiche del burnout genitoriale, i pensieri di fuga e l’ideazione suicidaria (Mikolajczak et al., 2018).
Sulla Lista Invisibile: due sintesi recenti sulla scrittura espressiva trovano effetti piccoli e selettivi, e su ansia e depressione l’evidenza resta insufficiente (Abu-Odah et al., 2023; Wang et al., 2024). L’esercizio serve a dare forma a un ricordo.
Fonti scientifiche (9)
- Piotrowski, K. (2021). "How many parents regret having children and how it is linked to their personality and health: Two studies with national samples in Poland." PLoS One, 16(7), e0254163 . ↗︎ fonte Letto al primario (full-text PLoS One) il 2026-07-27. DUE STUDI POLACCHI: Studio 1, campione rappresentativo di polacchi 18-40 anni (N=1.175), 13,6% risponde che rifarebbe la scelta senza figli; Studio 2, giovani adulti (N=1.280), 10,7%. MISURA: una sola domanda dicotomica — «se potessi tornare indietro nel tempo e rifare la scelta, sceglieresti di nuovo di diventare genitore?», due sole risposte possibili. Non è una scala del sentimento di rimpianto: è una scelta retrospettiva ipotetica. LE CIFRE DEGLI ALTRI PAESI NON SONO SUE: il 7% statunitense viene da un sondaggio Gallup e l'8% tedesco da uno YouGov 2016, entrambi NON peer-reviewed e citati da Piotrowski in introduzione. Attenzione all'intervallo «7-14%» che gli viene attribuito in giro: il 14% non compare in nessuno dei due studi (il massimo è 13,6%) e gli estremi bassi sono sondaggi d'opinione.
- Roskam, I., Brianda, M.-E. & Mikolajczak, M. (2018). "A Step Forward in the Conceptualization and Measurement of Parental Burnout: The Parental Burnout Assessment (PBA)." Frontiers in Psychology, 9:758 . ↗︎ fonte La fonte dell'affermazione centrale di questo articolo. Metodo induttivo: il costrutto è ricostruito dalle sole testimonianze di genitori in burnout, invece che dedotto dal burnout professionale, e sottoposto a 901 genitori francofoni e anglofoni. Emergono QUATTRO dimensioni, fra cui il «contrasto con il sé genitoriale precedente» — che è esattamente ciò che questo pezzo chiama lutto per la persona che eri, e che negli strumenti precedenti non compariva. Invarianza fattoriale per genere e lingua. Verificato al primario su PubMed (PMID 29928239) il 2026-07-27.
- Roskam, I., Mikolajczak, M. & Piotrowski, K. (2025). "Unveiling the Uniqueness of Parental Burnout and Parenthood Regret: Impact on Parents and Children." Clinical Psychological Science, 14(2), 189-205 . ↗︎ fonte Studio PREREGISTRATO, multimetodo, due campioni: 973 genitori polacchi (Studio 1) e 1.429 francofoni e anglofoni (Studio 2). Le analisi fattoriali confermative sostengono un modello a DUE fattori latenti — burnout genitoriale e rimpianto genitoriale — contro un modello a fattore unico («disagio genitoriale»): sono costrutti distinti, non due nomi per la stessa cosa. Identificati quattro profili in base ai livelli dei due. RISULTATO CHE CONTA PER LA SICUREZZA DEL LETTORE: è il BURNOUT, non il rimpianto, a mostrare associazioni — trasversali e prospettiche — con ideazione di fuga, trascuratezza e violenza; nessun effetto aggravante del rimpianto su quella relazione. Abstract integrale letto su CrossRef il 2026-07-27; full-text non letto. È la fonte che ha costretto a ricalibrare la tesi del pezzo, che riconduceva il pentimento al burnout.
- Donath, O. (2015). "Regretting Motherhood: A Sociopolitical Analysis." Signs: Journal of Women in Culture and Society, 40(2), 343-367 . ↗︎ fonte Studio qualitativo (interviste) su madri israeliane che dichiarano di pentirsi della maternità; analisi sociopolitica dello stigma che rende il sentimento indicibile. LIMITE DICHIARATO: riferimenti bibliografici confermati su CrossRef il 2026-07-27, ma il testo NON è stato letto al primario (Signs è a pagamento e non esiste copia aperta). Citato nel corpo solo per ciò che il titolo e il disegno garantiscono — il divieto di parlarne — e non per cifre o meccanismi. Da leggere prima di appoggiarci qualsiasi altra affermazione.
- Abu-Odah, H., Su, J.J., Wang, M. et al. (2023). "Systematic review and meta-analysis of the effectiveness of expressive writing disclosure on cancer and palliative care patients' health-related outcomes." Supportive Care in Cancer, 32(1), 70 . ↗︎ fonte Sostituisce Pennebaker & Seagal 1999, che era un articolo teorico del 1999 usato per sostenere l'efficacia della scrittura. 34 studi, N=4.316 (31 randomizzati). Miglioramenti significativi su affaticamento (SMD -0,30), umore passivo e dimensione fisica della qualità di vita; NESSUN effetto significativo su ansia, depressione e qualità di vita complessiva. Gli autori segnalano eterogeneità negli interventi e limiti metodologici. Verificata al primario su PubMed (PMID 38157056) il 2026-07-27. Popolazione oncologica, non genitori: usata per dimensionare l'aspettativa, non per trasferire l'effetto.
- Wang, Y., Xu, T., Tao, Y. & Cai, X. (2024). "Effectiveness of written emotional disclosure interventions for eating disorders: a systematic review and meta-analysis." Frontiers in Nutrition, 11, 1476956 . ↗︎ fonte Seconda sintesi, altro dominio clinico, stessa direzione: 13 studi randomizzati, N=1.444. Effetti su sintomi del disturbo alimentare (SMD -0,20) e immagine corporea; evidenza INSUFFICIENTE su depressione, ansia e affetto negativo. Preregistrata (PROSPERO CRD42023445577). Verificata al primario su PubMed (PMID 39720356) il 2026-07-27. Due sintesi indipendenti su popolazioni diverse che convergono: la scrittura aiuta su alcuni esiti, e non su quelli emotivi — motivo per cui il consiglio di questo articolo non promette sollievo emotivo.
- Mikolajczak, M., Brianda, M.E., Avalosse, H. & Roskam, I. (2018). "Consequences of parental burnout: Its specific effect on child neglect and violence." Child Abuse & Neglect, 80, 134-145 . ↗︎ fonte Verificato al primario su PubMed (PMID 29604504) il 2026-07-27. N=1.551 genitori; confronta burnout genitoriale e burnout lavorativo su sette possibili conseguenze. Effetto simile sulle dipendenze e sui disturbi del sonno, più forte sui conflitti di coppia, e SPECIFICO su due esiti: trascuratezza e violenza verso i figli, e pensieri di fuga e ideazione suicidaria. È la fonte del cancelletto di sicurezza di questo articolo. NOTA UTILE PER IL CORPUS: qui (aprile 2018) il costrutto è ancora descritto a TRE dimensioni; la quarta arriva col PBA due mesi dopo.
- Telefono Amico Svizzera (La Main Tendue — 143) (2024). "Linea di ascolto 143 — sostegno nelle crisi." — . ↗︎ fonte Ascolto telefonico gratuito e anonimo (anche in italiano) per adulti in difficoltà; in caso di emergenza sanitaria o rischio immediato, 144
- Pro Juventute Svizzera (2024). "Consulenza per genitori." — . ↗︎ fonte Consulenza telefonica gratuita per genitori in italiano (058 261 61 61); consultori familiari cantonali DECS