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Mi Pento Di Aver Avuto Figli
Guide per Genitori

Mi Pento Di Aver Avuto Figli

7 minuti di lettura

Il pensiero più proibito.

“Se potessi tornare indietro…”

Non lo dici. A nessuno. Mai.

Perché sarebbe il tradimento definitivo.

Ti senti un mostro. Perché quale genitore pensa queste cose?

Il pensiero arriva di notte. O in macchina, quando sei da sola. O sotto la doccia, quando nessuno ti vede.

E subito dopo: la vergogna. Più forte del pensiero stesso.

Ti chiedi: “cosa c’è che non va in me?” “Sono l’unica al mondo che si sente così?”

No.

Il tabù non è raro — è silenzioso.

Molti più genitori di quanti immagini lo pensano — il 12% lo dichiara in studi anonimi (Donath, 2015, Signs: Journal of Women in Culture and Society). Ma nessuno ne parla. Perché l’unica cosa peggiore del pensiero è ammettere di averlo.

Quel pensiero non significa quello che credi.


Cosa significa davvero

“Mi pento di aver avuto figli” ≠ “Non li voglio”

“Mi pento” = “ho perso me stessa. E non so come tornare indietro”

È uno dei sintomi chiave del burnout genitoriale, che emerge dal contrasto tra chi eri e chi sei diventata.

La ricerca lo chiama “contrasto tra chi eri e chi sei” (Mikolajczak & Roskam, 2018). Nel modello BR², questo rientra nella loss of parental accomplishment (perdita di realizzazione nel ruolo genitoriale) combinata con il distacco emotivo. Il divario tra il genitore che immaginavi di essere e la persona che vedi allo specchio diventa insopportabile.

⚠️ Nota: Il “rimpianto genitoriale” (parenthood regret) può esistere anche senza burnout (5-14% dei genitori, per motivi diversi). Ma quando è associato a esaurimento emotivo, distanziamento dai figli e perdita di identità, è fortemente collegato al parental burnout.

Non rimpiangono i figli.

Rimpiangono sé stessi.

La versione di sé che esisteva prima. Quella che sapeva cosa le piaceva. Quella che aveva progetti. Quella che si riconosceva.

Quella versione è scomparsa.

E nessuno ti ha detto che sarebbe successo. Nessuno ti ha avvertita che saresti diventata invisibile. Che avresti funzionato solo come “mamma di” o “papà di”. Che ti saresti persa completamente.

No, non sei un mostro.

La vera domanda è un’altra: quanto di te hai perso?

Non è pentimento. È lutto.

Per una versione di te che sembra scomparsa per sempre.


Quando questo articolo non basta

Prima di continuare, fermati. Non per diagnosticare — per proteggere.

Questo è burnout (il tool può aiutare):

Questi sono segnali che richiedono aiuto professionale IMMEDIATO:

Se riconosci il secondo gruppo di segnali:

Se riconosci solo il primo gruppo: continua. La Lista Invisibile può essere un primo passo.


La Lista Invisibile

Non ti chiederò di tornare chi eri prima.

È impossibile. E probabilmente non serve.

Ti chiederò solo di ricordare.

Nome tool: La Lista Invisibile

Prendi 3 minuti. Solo per te.

Scrivi su carta (non solo pensare — scrivere ha un effetto terapeutico maggiore) 3 cose che facevi prima dei figli e che ti rendevano te.

Non “cose da fare”. Cose che ti facevano sentire vivo/a.

Leggere? Correre? Disegnare? Uscire con le amiche? Stare in silenzio? Creare qualcosa?

Ora chiediti: quante di queste faccio ancora?

Se la risposta è zero: non sei un mostro.

Sei una persona che ha smesso di esistere per sé.

Il prossimo passo non è “tornare come prima” — è impossibile e non serve.

Il prossimo passo è reintrodurre UNA di quelle cose. Anche in forma ridotta. Anche 10 minuti.

Non per i figli. Per te.

Cosa vedrai: in 5-7 giorni quel pensiero cambia forma. Non sparisce — ma passa da “mi pento di averli avuti” a “ho smesso di esistere per me”. È una frase diversa. E ha una soluzione.

Non è pentimento. È lutto. Per una versione di te che sembra scomparsa. Ma non è scomparsa — è sepolta sotto il ruolo. E si può dissotterrare.


Leggi anche: Non sono un bravo genitore | Senso di colpa genitore | Termometro Burnout — scopri dove sei


Come si torna a sé stessi?

La Lista Invisibile ti mostra cosa hai perso. Ma come si riprende?

Come si torna a sé stessi quando ci si è persi dentro un ruolo?

Non serve tornare chi eri. Serve diventare chi sei adesso — con i figli dentro la tua vita, ma senza scomparire: Tornare a Casa - Prima di Tutto EP09


Tempo di lettura: 5 minuti Prossimo passo: Scopri come tornare a te stessa →


Non è pentimento. È lutto. E il lutto si attraversa, non si nasconde. Giralo a chi non riesce a dirlo.


Fonti scientifiche:

Nota metodologica: Il pensiero “mi pento di aver avuto figli” che trovi in questo articolo non significa “non li voglio” o “li odio” — è un segnale di quello che la ricerca chiama “perdita di identità genitoriale”, uno dei sintomi chiave del burnout secondo il modello BR² (Mikolajczak & Roskam 2018). Quando il burnout genitoriale è avanzato, si crea un contrasto insopportabile tra “chi eri prima” (una persona con progetti, interessi, autonomia) e “chi sei adesso” (una persona invisibile, funzionale solo come “mamma di”/“papà di”, senza più tracce della propria identità). Questo contrasto si manifesta come “rimpianto” — ma non è rimpianto per i figli in sé, è lutto per la versione di sé che sembra scomparsa per sempre. Importante: il “regret parenting” (pentimento genitoriale) può esistere anche senza burnout (5-14% dei genitori worldwide lo esperisce per motivi diversi: aspettative non realistiche, pressioni sociali, scelte di vita incompatibili), quindi non è automaticamente patologico — ma quando è associato a esaurimento emotivo cronico, distanziamento dai figli e perdita di efficacia genitoriale, diventa un sintomo di burnout che richiede intervento. La “Lista Invisibile” che proponiamo si basa su CBT (Cognitive Behavioral Therapy) e terapia esistenziale: scrivere su carta (non solo pensare) le attività che ti rendevano “te” prima dei figli ha un effetto terapeutico maggiore rispetto al solo ricordo mentale — la scrittura espressiva attiva processi di identity recall e emotional processing che facilitano il primo passo verso la ricostruzione identitaria. Critico: l’obiettivo NON è “tornare chi eri prima” (impossibile e non necessario) ma “riconnetterti con parti di te che puoi reintegrare ora” (anche in forma ridotta: 10 minuti/settimana di un’attività che ti piaceva = inizio recovery). Safety gate fondamentale: se oltre al “pentimento” ci sono pensieri di morte, ideazione suicidaria, impossibilità funzionare quotidianamente → questo NON è solo burnout ma possibile depressione clinica coesistente, richiede aiuto professionale IMMEDIATO (medico famiglia, servizio crisi 144 Canton Ticino) — burnout e depressione possono sovrapporsi e la valutazione urgente è necessaria se presente rischio.