Mi Pento Di Aver Avuto Figli
Aggiornato il 2 giugno 2026
Il pensiero più proibito.
“Se potessi tornare indietro…”
Non lo dici. A nessuno. Mai.
Perché sarebbe il tradimento definitivo.
Ti senti un mostro. Perché quale genitore pensa queste cose?
Il pensiero arriva di notte. O in macchina, quando sei da sola. O sotto la doccia, quando nessuno ti vede.
E subito dopo: la vergogna. Più forte del pensiero stesso.
Ti chiedi: “cosa c’è che non va in me?” “Sono l’unica al mondo che si sente così?”
No.
Il tabù non è raro — è silenzioso.
Molti più genitori di quanti immagini lo pensano: i sondaggi su campioni rappresentativi lo collocano tra circa il 7% e il 14%, a seconda del paese (Piotrowski, 2021). Ma nessuno ne parla. Perché l’unica cosa peggiore del pensiero è ammettere di averlo.
Quel pensiero non significa quello che credi.
Cosa significa davvero
“Mi pento di aver avuto figli” ≠ “Non li voglio”
“Mi pento” = “ho perso me stessa. E non so come tornare indietro”
È uno dei sintomi chiave del burnout genitoriale, che emerge dal contrasto tra chi eri e chi sei diventata.
La ricerca lo chiama “contrasto tra chi eri e chi sei” (Mikolajczak & Roskam, 2018). Nel modello BR², questo rientra nella loss of parental accomplishment (perdita di realizzazione nel ruolo genitoriale) combinata con il distacco emotivo. Il divario tra il genitore che immaginavi di essere e la persona che vedi allo specchio diventa insopportabile.
⚠️ Nota: Il “rimpianto genitoriale” (parenthood regret) può esistere anche senza burnout (circa il 7-14% dei genitori a seconda del paese, per motivi diversi — Piotrowski, 2021). Ma quando è associato a esaurimento emotivo, distanziamento dai figli e perdita di identità, è fortemente collegato al parental burnout.
Non rimpiangono i figli.
Rimpiangono sé stessi.
La versione di sé che esisteva prima. Quella che sapeva cosa le piaceva. Quella che aveva progetti. Quella che si riconosceva.
Quella versione è scomparsa.
E nessuno ti ha detto che sarebbe successo. Nessuno ti ha avvertita che saresti diventata invisibile. Che avresti funzionato solo come “mamma di” o “papà di”. Che ti saresti persa completamente.
No, non sei un mostro.
La vera domanda è un’altra: quanto di te hai perso?
Non è pentimento. È lutto.
Per una versione di te che sembra scomparsa per sempre.
Quando questo articolo non basta
Prima di continuare, fermati. Non per diagnosticare — per proteggere.
Questo è burnout (il tool può aiutare):
- Pensi “mi pento” ma NON hai pensieri di farti male
- Il dolore è legato alla perdita di te stessa (non al desiderio di sparire)
- Funzioni (anche se a fatica), ma non ti riconosci più
Questi sono segnali che richiedono aiuto professionale IMMEDIATO:
- Pensi di farti male o fare male ai figli
- Hai pensieri persistenti di morte o suicidio
- Senti vuoto totale, non solo perdita di te stessa
- Non riesci più a funzionare (mangiare, dormire, alzarti dal letto)
Se riconosci il secondo gruppo di segnali:
- Questo articolo NON è sufficiente
- Parla OGGI con medico di famiglia o chiama servizio crisi (144 in Canton Ticino)
- Il burnout può coesistere con depressione clinica — non è uno o l’altro
Se riconosci solo il primo gruppo: continua. La Lista Invisibile può essere un primo passo.
La Lista Invisibile
Non ti chiederò di tornare chi eri prima.
È impossibile. E probabilmente non serve.
Ti chiederò solo di ricordare.
Nome tool: La Lista Invisibile
Prendi 3 minuti. Solo per te.
Scrivi su carta (non solo pensare — scrivere ha un effetto terapeutico maggiore) 3 cose che facevi prima dei figli e che ti rendevano te.
Non “cose da fare”. Cose che ti facevano sentire vivo/a.
Leggere? Correre? Disegnare? Uscire con le amiche? Stare in silenzio? Creare qualcosa?
Ora chiediti: quante di queste faccio ancora?
Se la risposta è zero: non sei un mostro.
Sei una persona che ha smesso di esistere per sé.
Il prossimo passo non è “tornare come prima” — è impossibile e non serve.
Il prossimo passo è reintrodurre UNA di quelle cose. Anche in forma ridotta. Anche 10 minuti.
Non per i figli. Per te.
Cosa vedrai: in 5-7 giorni quel pensiero cambia forma. Non sparisce — ma passa da “mi pento di averli avuti” a “ho smesso di esistere per me”. È una frase diversa. E ha una soluzione.
Non è pentimento. È lutto. Per una versione di te che sembra scomparsa. Ma non è scomparsa — è sepolta sotto il ruolo. E si può dissotterrare.
Leggi anche: Non sono un bravo genitore | Senso di colpa genitore | Termometro Burnout — scopri dove sei
Come si torna a sé stessi?
La Lista Invisibile ti mostra cosa hai perso. Ma come si riprende?
Come si torna a sé stessi quando ci si è persi dentro un ruolo?
Non serve tornare chi eri. Serve diventare chi sei adesso — con i figli dentro la tua vita, ma senza scomparire: Tornare a Casa - Prima di Tutto EP09
Tempo di lettura: 5 minuti Prossimo passo: Scopri come tornare a te stessa →
Non è pentimento. È lutto. E il lutto si attraversa, non si nasconde. Giralo a chi non riesce a dirlo.
Nota metodologica: Il pensiero “mi pento di aver avuto figli” che trovi in questo articolo non significa “non li voglio” o “li odio” — è un segnale di quello che la ricerca chiama “perdita di identità genitoriale”, uno dei sintomi chiave del burnout secondo il modello BR² (Mikolajczak & Roskam 2018). Quando il burnout genitoriale è avanzato, si crea un contrasto insopportabile tra “chi eri prima” (una persona con progetti, interessi, autonomia) e “chi sei adesso” (una persona invisibile, funzionale solo come “mamma di”/“papà di”, senza più tracce della propria identità). Questo contrasto si manifesta come “rimpianto” — ma non è rimpianto per i figli in sé, è lutto per la versione di sé che sembra scomparsa per sempre. Importante: il “regret parenting” (pentimento genitoriale) può esistere anche senza burnout — i sondaggi su campioni rappresentativi lo collocano intorno al 7-14% a seconda del paese (Piotrowski, 2021), per motivi diversi: aspettative non realistiche, pressioni sociali, scelte di vita incompatibili — quindi non è automaticamente patologico — ma quando è associato a esaurimento emotivo cronico, distanziamento dai figli e perdita di efficacia genitoriale, diventa un sintomo di burnout che richiede intervento. La “Lista Invisibile” che proponiamo si basa su CBT (Cognitive Behavioral Therapy) e terapia esistenziale: scrivere su carta (non solo pensare) le attività che ti rendevano “te” prima dei figli ha un effetto terapeutico maggiore rispetto al solo ricordo mentale — la scrittura espressiva attiva processi di identity recall e emotional processing che facilitano il primo passo verso la ricostruzione identitaria. Critico: l’obiettivo NON è “tornare chi eri prima” (impossibile e non necessario) ma “riconnetterti con parti di te che puoi reintegrare ora” (anche in forma ridotta: 10 minuti/settimana di un’attività che ti piaceva = inizio recovery). Safety gate fondamentale: se oltre al “pentimento” ci sono pensieri di morte, ideazione suicidaria, impossibilità funzionare quotidianamente → questo NON è solo burnout ma possibile depressione clinica coesistente, richiede aiuto professionale IMMEDIATO (medico famiglia, servizio crisi 144 Canton Ticino) — burnout e depressione possono sovrapporsi e la valutazione urgente è necessaria se presente rischio.
Questo articolo è stato rivisto nel giugno 2026: dati e fonti sono stati riallineati alle fonti primarie verificate, ed è stata corretta l’attribuzione della statistica sul rimpianto e rimossa una fonte non verificabile.
Fonti scientifiche (8)
- Mikolajczak, M. & Roskam, I. (2018). "A Theoretical and Clinical Framework for Parental Burnout: The Balance Between Risks and Resources (BR²)." Frontiers in Psychology, 9:886. DOI: 10.3389/fpsyg.2018.00886 . ↗︎ fonte Modello BR²: la perdita di realizzazione nel ruolo e il distacco emotivo creano il contrasto tra il sé pre e post figli
- Piotrowski, K. (2021). "How many parents regret having children and how it is linked to their personality and health: Two studies with national samples in Poland." PLoS One, 16(7), e0254163. DOI: 10.1371/journal.pone.0254163 . ↗︎ fonte Prevalenza del rimpianto genitoriale su campioni rappresentativi: ~7% USA, ~8% Germania, 10,7-13,6% Polonia
- Donath, O. (2015). "Regretting Motherhood: A Sociopolitical Analysis." Signs: Journal of Women in Culture and Society, 40(2), 343-367. DOI: 10.1086/678145 . ↗︎ fonte Studio qualitativo sul rimpianto materno: lo stigma sociale impedisce di parlarne; esperienza soggettiva, non patologia intrinseca
- Roskam, I., Raes, M.-E. & Mikolajczak, M. (2017). "Exhausted Parents: Development and Preliminary Validation of the Parental Burnout Inventory." Frontiers in Psychology, 8:163. DOI: 10.3389/fpsyg.2017.00163 . ↗︎ fonte Validazione del Parental Burnout Inventory; prevalenza del burnout genitoriale stimata tra il 2 e il 12%
- Pennebaker, J.W. & Seagal, J.D. (1999). "Forming a Story: The Health Benefits of Narrative." Journal of Clinical Psychology, 55(10), 1243-1254. DOI: 10.1002/(SICI)1097-4679(199910)55:10<1243::AID-JCLP6>3.0.CO;2-N . ↗︎ fonte Scrittura espressiva (journaling): effetto terapeutico maggiore rispetto al solo pensiero
- Brianda, M.E. et al (2020). "Treating Parental Burnout: Impact of Two Treatment Modalities on Burnout Symptoms." Psychotherapy and Psychosomatics, 89(5), 330-332. DOI: 10.1159/000506354 . ↗︎ fonte Trattamento del burnout genitoriale; possibile sovrapposizione con la depressione, valutazione urgente se ideazione suicidaria
- Telefono Amico Svizzera (La Main Tendue — 143) (2024). "Linea di ascolto 143 — sostegno nelle crisi." — . ↗︎ fonte Ascolto telefonico gratuito e anonimo (anche in italiano) per adulti in difficoltà; in caso di emergenza sanitaria o rischio immediato, 144
- Pro Juventute Svizzera (2024). "Consulenza per genitori." — . ↗︎ fonte Consulenza telefonica gratuita per genitori in italiano (058 261 61 61); consultori familiari cantonali DECS