Uscire dalla Pagina
Gliel’hai detto almeno una volta: controlla le fonti. È il consiglio giusto, ed è anche il consiglio che sappiamo dare meglio. Il problema è che si ferma un passo prima di dove servirebbe — e quel passo mancante ha un nome, una misura e un modo di insegnarlo.
Nel gennaio 2017 la ricercatrice danah boyd pubblica un testo che fa discutere per anni: Did Media Literacy Backfire?. La sua osservazione è secca. L’educazione ai media chiede alle persone di sollevare domande e di diffidare delle informazioni che ricevono. Le persone lo fanno. E poi arriva il secondo passo, quello che nessun programma scolastico ha previsto: “fai le tue ricerche, così saprai meglio di chiunque altro cosa è vero”. È la frase con cui si è formato il complottismo contemporaneo. Nasce da chi ha imparato a dubitare senza che nessuno gli abbia detto dove andare a guardare.
Il gesto che manca, invece, si può misurare. In uno studio con 45 persone (Wineburg & McGrew, 2019), un gruppo ha valutato la credibilità di siti sconosciuti in modo nettamente migliore di tutti gli altri — arrivando a conclusioni più fondate in una frazione del tempo. Non erano i più colti. Facevano una cosa diversa con il mouse.
Perché “informati da solo” è diventato lo slogan di chi sbaglia?
L’argomento di boyd è più fine di una critica alla scuola. Lei nota che l’educazione ai media, così com’è formulata, poggia su un ideale che in America ha una forza enorme: la responsabilità personale. Ti diamo gli strumenti, il resto è compito tuo. Sembra rispettoso. In pratica lascia la persona sola davanti a un ambiente costruito per confonderla.
C’è un secondo effetto, ancora più scomodo. boyd avverte che, se non stiamo attenti, pensiero critico ed educazione ai media finiscono per essere usati come rivendicazione di autorità sul sapere: noi sappiamo come si conosce, voi no. Chi si sente trattato così non cambia idea — si irrigidisce. È la dinamica che lei descrive a proposito del dibattito sui vaccini: più i media liquidavano quelle reti di genitori con il linguaggio della scienza, più il pubblico si mostrava solidale con i loro argomenti.
Qui il sito ha un debito di onestà, perché è un discorso che ci riguarda. Chiunque scriva di ricerca — me compreso — può scivolare nella stessa postura: mostrare le fonti come credenziali invece che come strumenti che il lettore può usare. La differenza fra le due cose non è di tono. È se il lettore, alla fine, sa fare qualcosa che prima non sapeva fare.
Cosa fanno i verificatori che i professori non fanno?
Sam Wineburg e Sarah McGrew hanno messo davanti allo stesso compito tre gruppi: dieci storici con dottorato, dieci verificatori professionisti — le persone che controllano le notizie per le grandi testate — e venticinque studenti di Stanford. Tutti utenti esperti di internet. Sessioni dal vivo, pensiero ad alta voce, siti reali su temi come il bullismo scolastico, il salario minimo, la stabilità del posto di lavoro degli insegnanti.
Gli storici sono caduti negli stessi errori degli studenti.
Restavano dentro la pagina. Scorrevano su e giù, leggevano la sezione “chi siamo”, guardavano il dominio, valutavano il tono della prosa, contavano i riferimenti. Esattamente ciò che le griglie scolastiche insegnano a fare: c’è un autore? c’è una data? il testo è scritto bene? le fonti sono elencate? Il guaio è che quelle domande le supera a pieni voti qualunque organizzazione con un buon grafico e un minimo di dimestichezza digitale. Gli autori lo scrivono senza attenuanti: lo sviluppo dei siti web ha superato i nostri metodi per valutarli.
I verificatori facevano l’opposto. Atterravano sul sito sconosciuto, gli davano un’occhiata rapida e uscivano — aprendo altre schede lungo l’asse orizzontale del browser per scoprire cosa dicessero altre fonti attendibili di quel sito. Wineburg e McGrew chiamano questo movimento lettura laterale (lateral reading): valutare una fonte da fuori, invece che da dentro.
Il punto che ribalta l’intuizione è il tempo. Leggere meno, in questo caso, significa capire di più: chi esce subito arriva prima e sbaglia meno di chi si ferma a scrutinare ogni dettaglio della pagina.
Il gesto, in tre mosse
Lo studio isola tre pratiche che i verificatori usavano insieme. Sono descrivibili in una riga ciascuna, ed è questa la ragione per cui si possono insegnare.
Prendere le misure: prima di entrare in profondità in un contenuto sconosciuto, farsi un piano. Dove sono finito, che terreno è questo, da dove conviene cominciare.
Lettura laterale: lasciare il sito dopo una scorsa rapida e aprire altre schede per chiedere chi è costui a qualcun altro. La domanda non è «questa pagina è fatta bene», è «chi c’è dietro questa pagina, e cosa ne dicono le fonti che già considero affidabili».
Freno al clic: davanti a una lista di risultati di ricerca, leggerla tutta prima di cliccare. Chi apre il primo risultato ha già delegato a qualcun altro la scelta di dove cominciare.
Tre mosse, nessuna delle quali richiede di sapere in anticipo la risposta. È qui la differenza rispetto a “controlla le fonti”: quella chiede un giudizio, queste chiedono un movimento.
Si impara davvero, o è una cosa da professionisti?
Si impara, e i numeri esistono.
In un corso universitario di nutrizione, 87 studenti hanno seguito quattro moduli da un’ora costruiti sulle strategie dei verificatori (Breakstone et al., 2021). Prima: 3 studenti su 87 uscivano dal sito per consultarne un altro. Dopo: 67 su 87. Il punteggio medio nella valutazione delle fonti è salito da 3,95 a 7,08 su 13 possibili.
Con i ragazzi funziona in modo analogo, e con un dettaglio che riguarda da vicino la scuola ticinese. McGrew e Breakstone (2023) hanno seguito 574 studenti di quattordici-quindici anni, con lezioni costruite dentro le ore di biologia e geografia invece che in un corso separato di educazione digitale. La crescita è stata statisticamente significativa. È esattamente la forma che il Piano di studio perfezionato nel 2022 dà a Tecnologie e media: una competenza trasversale, che vive dentro le discipline. Il Ticino, su questo, ha già l’impianto giusto — la questione è cosa ci si mette dentro (ne ho scritto in Tecnologie e media è competenza umana).
La prova più solida arriva dal Canada. Brodsky e colleghe (2023) hanno seguito 2.278 studenti delle medie e delle superiori attraverso un percorso di quattro lezioni chiamato CTRL-F, insegnato dai docenti stessi. Una parte di loro (316) stava in classi con un gruppo di confronto abbinato per insegnante (287 studenti), e quasi mille hanno rifatto la prova a distanza di settimane. Risultato: prima delle lezioni la lettura laterale era una cosa che gli studenti dicevano di preferire ma quasi mai facevano; dopo, la preferenza e il comportamento hanno cominciato a coincidere, più che nel gruppo di confronto. E i guadagni hanno tenuto anche alla prova ritardata.
Ora la parte che va detta, perché senza questa il resto sarebbe una vendita.
Nessuno di questi studi assegna gli studenti a caso: confrontano prima e dopo, con o senza una classe di paragone, e gli autori del 2023 americano indicano lo studio randomizzato come il passo che manca. Le stesse ricercatrici canadesi annotano che l’effetto del percorso varia a seconda di fattori demografici: non tocca tutti allo stesso modo, e capire chi resta indietro è lavoro ancora aperto. E soprattutto: 7,08 su 13 è poco più della metà. Gli studenti migliorano molto, e restano lontani dal fare bene. Quattro ore di lezione spostano un comportamento — non producono un esperto.
Questo è ciò che si può promettere con onestà: un gesto che rende meno probabile prendere per buona una fonte costruita per sembrare buona. Non un’immunità.
Cosa cambia a casa
La cosa più utile che puoi fare non è ripetere controlla le fonti. È cambiare la domanda.
Quando tuo figlio ti mostra qualcosa — un video, un profilo, una notizia che gira nella chat di classe — la domanda che apre il gesto è una sola: chi lo dice, e cosa ne dicono gli altri? Poi si apre una scheda insieme e si guarda. Trenta secondi. Non serve arrivare a un verdetto: serve che il movimento diventi normale.
Due cose la rendono più facile. La prima è farlo su qualcosa che interessa a lui, non su un esempio da manuale. La seconda è farlo anche quando la fonte ti sembra buona — perché il gesto che si attiva solo davanti a ciò che già sospettiamo è la conferma dei nostri pregiudizi con un’altra faccia.
E vale per te quanto per lui. Gli storici con dottorato di quello studio erano persone allenate professionalmente a interrogare le fonti, sulla carta. Davanti allo schermo sono caduti come gli studenti di primo anno. Non è una questione di cultura: è che nessuno aveva mai detto loro di uscire dalla pagina.
Se ti interessa la parte relazionale — come si crea, in famiglia, uno spazio in cui dubitare non costa nulla — l’ho sviluppata in Vedere Non È Capire.
Resta il fatto che un adulto e un ragazzo che aprono insieme una seconda scheda stanno facendo, in piccolo, la cosa che boyd indicava come la sola davvero promettente: costruire l’infrastruttura sociale perché le persone si confrontino sul serio, invece di consegnare a ciascuno l’ordine di informarsi da solo.
Fonti scientifiche (5)
- boyd, d. (2017). "Did Media Literacy Backfire?." Data & Society: Points, 5 gennaio 2017 . ↗︎ fonte L'educazione ai media insegna a fare domande e a diffidare delle informazioni ricevute; le persone lo fanno. Il rischio è che pensiero critico ed educazione ai media vengano usati come rivendicazione di autorità sull'epistemologia
- Wineburg, S. & McGrew, S. (2019). "Lateral Reading and the Nature of Expertise: Reading Less and Learning More When Evaluating Digital Information." Teachers College Record , 121(11), 1-40. ↗︎ fonte N=45 (10 storici con dottorato, 10 verificatori professionisti, 25 studenti universitari), metodo del pensiero ad alta voce su siti reali. Storici e studenti leggono verticalmente e cadono su elementi manipolabili (loghi, dominio); i verificatori leggono lateralmente e arrivano a conclusioni più fondate in una frazione del tempo. Tre pratiche osservate: prendere le misure, lettura laterale, freno al clic
- Breakstone, J., Smith, M., Connors, P., Ortega, T., Kerr, D. & Wineburg, S. (2021). "Lateral reading: College students learn to critically evaluate internet sources in an online course." Harvard Kennedy School Misinformation Review, 2(1) . ↗︎ fonte N=87 studenti universitari, 4 moduli da un'ora dentro un corso di nutrizione. Al pretest 3 studenti su 87 uscivano dal sito per consultarne un altro; al posttest 67 su 87. Punteggio medio da 3,95 a 7,08 su 13 possibili (guadagno medio 3,13; F(1,85)=136,03, p<.001). Disegno pre/post senza gruppo di controllo
- Brodsky, J.E., Brooks, P.J., Pavlounis, D. & Johnston, J.L. (2023). "Instruction Increases Canadian Students' Preference for and Use of Lateral Reading Strategies to Fact-Check Online Information." AERA Open, 9 . ↗︎ fonte N=2.278 studenti canadesi di medie e superiori, curricolo CTRL-F di 4 lezioni insegnato dai docenti. Sottocampione con gruppo di controllo abbinato per insegnante (316 trattati vs 287 controlli); 994 con posttest ritardato. Al pretest la preferenza per la lettura laterale raramente si traduceva in uso; dopo l'istruzione preferenza e uso crescono più che nei controlli e si allineano fra loro. Guadagni mantenuti al posttest ritardato. Gli autori dichiarano che l'impatto varia per fattori demografici e che lo studio non misura l'orientamento politico né il contesto socioeconomico
- McGrew, S. & Breakstone, J. (2023). "Civic Online Reasoning Across the Curriculum: Developing and Testing the Efficacy of Digital Literacy Lessons." AERA Open, 9(1), 1-14 . ↗︎ fonte N=574 studenti di quattordici-quindici anni; lezioni integrate nelle ore di biologia e geografia, non in un corso separato. Crescita statisticamente significativa nella capacità di valutare la credibilità dei contenuti online. Disegno pre/post senza assegnazione casuale a livello di scuola; gli autori indicano lo studio randomizzato come passo successivo