Ti hanno messo a fare la mamma
Lei ha quattro mesi e dorme nella fascia, la guancia schiacciata contro la camicia del padre. Al parco, vicino alle altalene, un conoscente lo saluta, guarda la fascia, ride: «Ti hanno messo a fare la mamma».
Lui ride anche. Poi la giornata va avanti.
La frase torna la sera, nel corridoio, mentre cammina avanti e indietro con la bambina in braccio. Cullare, cambiare, distinguere il pianto della fame da quello del sonno: e se per un maschio tutto questo fosse una cosa imparata a forza, contro natura?
Da qualche parte, in un fiume, un pesce maschio difende un nido pieno di uova. Fra le famiglie di pesci, i grandi gruppi in cui gli zoologi raccolgono le specie, in quelle dove qualcuno si occupa dei piccoli in metà o più a farlo è soltanto il padre.
Quante volte è comparsa la cura dei padri?
Nei pesci la cura dei piccoli riguarda una minoranza: la maggior parte delle famiglie affida uova e larve all’acqua. Dove la cura c’è, il più delle volte la fa un genitore solo; e in metà o più di quelle famiglie quel genitore è il padre, mentre la sola madre e i due insieme sono meno frequenti (Goldberg et al., 2020; Balshine & Sloman, 2024). È una forma nata più volte, in modo indipendente, in rami diversi dell’albero dei pesci (Mank et al., 2005). Una spiegazione che regge bene è che il maschio difende già un territorio per accoppiarsi, le femmine depongono lì, e difendere anche le uova gli costa poco di più (Balshine & Sloman, 2024).
Fuori dai pesci, la cura dei padri ricompare in forme diverse. Nei cavallucci marini e in molti pesci ago è il maschio a portare gli embrioni, in una struttura del proprio corpo dove vengono protetti, ossigenati e con ogni probabilità nutriti (Stölting & Wilson, 2007): sono fra i pochi vertebrati in cui si parla di gravidanza maschile (Whittington & Friesen, 2020). Negli anfibi, quando c’è cura, padri e madri la fanno in proporzioni simili, e la cura del solo padre è nata più volte (Furness & Capellini, 2019); nella rana di Darwin il maschio tiene i girini appena nati nel sacco vocale, la sacca della gola con cui canta, e lì passa loro nutrimento (Ringler et al., 2023). Negli uccelli, a nutrire i piccoli dopo la schiusa sono maschio e femmina insieme in quasi nove specie su dieci (Wang et al., 2023).
Sono esempi da tenere come esempi: animali lontanissimi da un uomo, da guardare e lasciare dove sono. Dicono una cosa sola, e la dicono forte: la cura dei padri è comparsa molte volte, in linee indipendenti, nella storia della vita animale.
E nei mammiferi?
Qui il conoscente del parco sembra avere ragione. Fra i mammiferi i maschi aiutano ad allevare i piccoli in poche specie: in un confronto su 529, in 65 (West & Capellini, 2016). La spiegazione da cui partono gli studi sta nel corpo della femmina, che porta il piccolo dentro di sé e poi lo allatta (Opie et al., 2013). La storia, con il testosterone dei padri, è raccontata in Il padre che resta.
Dietro la battuta del parco si può leggere un argomento: siamo mammiferi, quindi i figli sono cosa delle madri. Vale la pena seguirlo fino in fondo, un passo alla volta.
Primo passo: in una specie di mammiferi dove il maschio accudisce, che cosa fa? In una specie di scimmie titi del Sudamerica, seguendo dieci coppie selvatiche per 1’300 ore, i ricercatori hanno visto i padri portare il piccolo addosso il 65% del tempo e le madri il 14%; i padri lo pulivano e ci giocavano di più, e partecipavano a ogni compito tranne l’allattamento (Wood & Fernandez-Duque, 2026). In quella specie il confine passa dal latte, e il resto lo può fare un maschio.
E nella nostra specie?
Secondo passo, quello decisivo: per capire un padre umano, il riferimento più informativo è la specie umana. Una rassegna che guarda le società umane attraverso le culture e la storia conclude che nella maggior parte di esse i figli li crescono più persone oltre alla madre, e che in antropologia evolutiva è ormai ampiamente accettato che la nostra specie alleva i figli in modo cooperativo (Sear, 2021). Sul nome si discute: c’è chi fa notare che da noi chi aiuta viene spesso da fuori della parentela, e che a stabilirlo è soprattutto la cultura (Bogin et al., 2014). E chi aiuta cambia. A volte è il padre, e allora fa anche una cosa che fra le grandi scimmie fanno soltanto i padri umani: portare cibo ai figli (Alger et al., 2020). In una rassegna di 45 studi sulla sopravvivenza dei bambini, le nonne materne tendono a migliorarla, il padre in circa un terzo degli studi (Sear & Mace, 2008).
Seguito fino in fondo, dunque, l’argomento «siamo mammiferi» perde la conclusione che sembrava avere. Nella nostra specie chi alleva i figli accanto alla madre cambia con le condizioni, e quegli studi non trovano una regola che li affidi alle sole madri.
E il cavalluccio, allora?
Serve la stessa cautela nell’altro verso. Verrebbe da girare l’argomento: il cavalluccio porta i figli, nella nostra specie i figli li cresce più di una persona, quindi un padre con la fascia è naturalissimo e chi ride sbaglia. È la mossa del conoscente, rovesciata, e ha lo stesso difetto.
Un gruppo di ricercatori ha analizzato 102 spiegazioni «evoluzionistiche» circolate negli ambienti online della cosiddetta manosfera, e ha trovato che il richiamo alla natura vi sembra usato a scelta: quando un comportamento piace, è «naturale»; quando dispiace, agli stessi lettori si dice di andare «contro la propria natura» (Bachaud et al., 2025). Quei ricercatori studiavano un altro ambiente, ma l’errore ha la stessa forma, e ha un nome: appello alla natura, cioè dedurre ciò che è giusto da ciò che si suppone biologico. Da un tratto evoluto segue un fatto, mai un dovere. Vale per chi ride al parco, e vale per chi gli risponde con il cavalluccio.
Una lettura solida, in biologia evolutiva, è che i comportamenti legati a un sesso abbiano sempre una parte che risponde alle condizioni (Ah-King & Nylin, 2010). La natura racconta che cosa è successo, molte volte; che cosa fare stasera con sua figlia lo decide lui, guardando lei.
Il corridoio
Quando qualcuno ti dice che una cosa è «naturale», le domande sono due: che cosa ha guardato per dirlo, e se da quel fatto segue davvero un dovere. La prima l’hai appena vista lavorare: per un padre umano, guardare la nostra specie invece di un mammifero qualunque.
Vale anche lontano da una culla. Un nonno potrebbe dire al nipote di sei anni, che piange dopo una caduta: «I maschi non piangono, è la natura». Che cosa ha guardato per dirlo: i bambini che ha visto cadere, o un’idea di come dovrebbero essere? E anche se avesse ragione sul fatto, perché dovrebbe diventare una regola per quel bambino?
E la domanda della sera, quella sulla cura «imparata a forza», si guarda allo stesso modo: che una cosa si impari racconta come ci si arriva, e lascia intatta la seconda domanda.
La bambina dorme adesso. Lui cammina ancora un po’, per sicurezza.
Da qualche parte, in un fiume, il pesce è ancora sul suo nido.
La scena del parco e del corridoio è composita: tiene insieme situazioni comuni ai primi mesi, e non racconta un padre preciso.
Fonti (17)
- Goldberg, R. L., Downing, P. A., Griffin, A. S. & Green, J. P. (2020). "The costs and benefits of paternal care in fish: A meta-analysis." Proceedings of the Royal Society B, 287(1935), 20201759 . ↗︎ fonte Meta-analisi filogenetica sui pesci ossei. Nell'introduzione: nei teleostei i maschi sono gli unici a curare in più del 50% delle famiglie con cura (dato ripreso da una rassegna del 1997); negli uccelli la cura del solo maschio è sotto l'1% delle specie. Le femmine preferiscono maschi che stanno già curando una covata. Letto il testo integrale.
- Balshine, S. & Sloman, K. A. (2024). "Social and reproductive behaviors: Parental care in fishes." Encyclopedia of Fish Physiology, 2a ed., vol. 1, 616-625, Elsevier . ↗︎ fonte Capitolo di rassegna. Circa il 30% delle famiglie di pesci ha una qualche cura, di solito di un genitore solo (78%); la cura maschile va dal 50 all'84% delle famiglie con cura a seconda del conteggio (famiglie contate anche più volte), quella femminile fino al 30%, quella di entrambi fino al 20%. L'ipotesi della paternità più certa non regge; la più parsimoniosa è che difendere le uova sul territorio che il maschio difende già costi poco. Letto il testo integrale.
- Mank, J. E., Promislow, D. E. L. & Avise, J. C. (2005). "Phylogenetic perspectives in the evolution of parental care in ray-finned fishes." Evolution, 59(7), 1570-1578 . ↗︎ fonte Ricostruzione filogenetica: tutte le forme di cura, paterna compresa, sono nate più volte e in modo indipendente; la transizione più comune va dalla fecondazione esterna senza cura direttamente alla cura del padre. Letto all'abstract.
- Stölting, K. N. & Wilson, A. B. (2007). "Male pregnancy in seahorses and pipefish: Beyond the mammalian model." BioEssays, 29(9), 884-896 . ↗︎ fonte Rassegna: il maschio incuba gli embrioni in una struttura specializzata dove sono ossigenati, protetti, in equilibrio di sali, e «probabilmente» nutriti. Letto all'abstract.
- Whittington, C. M. & Friesen, C. R. (2020). "The evolution and physiology of male pregnancy in syngnathid fishes." Biological Reviews, 95(5), 1252-1272 . ↗︎ fonte Rassegna: cavallucci marini, pesci ago e draghi di mare sono fra i pochi vertebrati in cui maschi gravidi incubano gli embrioni, con origini parallele dentro la famiglia; le forme vanno dall'incubazione esterna a quella interna. Letto all'abstract.
- Furness, A. I. & Capellini, I. (2019). "The evolution of parental care diversity in amphibians." Nature Communications, 10, 4709 . ↗︎ fonte Confronto filogenetico su oltre 1'300 specie di anfibi: la cura del solo padre è presente in quasi tante specie quanto quella della sola madre, ed è nata più volte; tolti gestazione e nutrimento, i maschi possono svolgere gli stessi compiti delle femmine. Letto il testo integrale.
- Ringler, E., Rojas, B., Stynoski, J. L. & Schulte, L. M. (2023). "What amphibians can teach us about the evolution of parental care." Annual Review of Ecology, Evolution, and Systematics, 54, 43-62 . ↗︎ fonte Rassegna. La cura c'è nel 10-20% delle specie di rane e rospi; fra i vertebrati gli anfibi sono gli unici con cura paterna e materna in proporzioni simili. Nelle rane di Darwin i maschi raccolgono i girini appena nati, li tengono nel sacco vocale e passano loro nutrimento (trasferimento dimostrato con traccianti in uno studio del 1986, qui riportato dalla rassegna). Letto il testo integrale.
- Wang, D., Zhang, W., Yang, S. & Richter, X.-Y. L. (2023). "Sex differences in avian parental care patterns vary across the breeding cycle." Nature Communications, 14, 6980 . ↗︎ fonte 1'533 specie di uccelli, fase per fase. Nell'alimentazione dei piccoli maschio e femmina insieme nell'87,7% delle specie, la sola femmina nel 10,8%, il solo maschio nell'1,5%; nell'incubazione la sola femmina e i due insieme quasi alla pari (50,1% e 48,3%). Letto il testo integrale.
- West, H. E. R. & Capellini, I. (2016). "Male care and life history traits in mammals." Nature Communications, 7, 11854 . ↗︎ fonte Confronto filogenetico su 529 specie di mammiferi, scelte per la disponibilità di dati sul ciclo vitale: una qualche forma di cura maschile in 65. Gli autori scrivono che i maschi aiutano in circa il 10% delle specie di mammiferi. Letto il testo integrale.
- Opie, C., Atkinson, Q. D., Dunbar, R. I. M. & Shultz, S. (2013). "Male infanticide leads to social monogamy in primates." Proceedings of the National Academy of Sciences, 110(33), 13328-13332 . ↗︎ fonte 230 specie di primati. Gestazione e allattamento interni rendono la cura obbligata per la femmina e conveniente per il maschio cercare altre compagne; la cura paterna arriva dopo la vita in coppia. Letto all'abstract.
- Wood, D. B. & Fernandez-Duque, E. (2026). "Task specialization in infant care in wild coppery titi monkeys (Plecturocebus cupreus)." American Journal of Biological Anthropology, 189(1), e70194 . ↗︎ fonte Dieci coppie selvatiche in Perù, 1'300 ore in tredici mesi. I padri portano il piccolo il 65% del tempo, le madri il 14%; i padri lo puliscono e ci giocano di più, e partecipano a ogni compito tranne l'allattamento. Una sola specie, fra le poche di primati con cura paterna diretta. Letto all'abstract.
- Sear, R. (2021). "The male breadwinner nuclear family is not the 'traditional' human family, and promotion of this myth may have adverse health consequences." Philosophical Transactions of the Royal Society B, 376(1827), 20200020 . ↗︎ fonte Rassegna: dalle discipline che guardano attraverso culture e storia risulta che nella maggior parte delle società umane più persone oltre alla madre crescono i figli, e in antropologia evolutiva è ampiamente accettato che la nostra specie si riproduca in modo cooperativo. Stessa autrice della rassegna del 2008: non è una conferma indipendente. Letto all'abstract.
- Bogin, B., Bragg, J. & Kuzawa, C. (2014). "Humans are not cooperative breeders but practice biocultural reproduction." Annals of Human Biology, 41(4), 368-380 . ↗︎ fonte Rassegna critica: l'allevamento umano dei figli si distingue da quello degli altri allevatori cooperativi perché chi aiuta è definito dalla cultura più che dalla parentela; propongono il nome «riproduzione bioculturale». Stimano che l'aiuto intenso tipico delle società umane riduca lo sforzo riproduttivo delle donne del 14-29% rispetto agli altri mammiferi. Contestano il nome, non il fatto che i figli li crescano più persone. Letto all'abstract.
- Sear, R. & Mace, R. (2008). "Who keeps children alive? A review of the effects of kin on child survival." Evolution and Human Behavior, 29(1), 1-18 . ↗︎ fonte 45 studi su popolazioni per lo più a fecondità naturale, storiche e contemporanee. Quasi ovunque almeno un parente oltre alla madre migliora la sopravvivenza dei bambini; le nonne materne tendono a migliorarla; i padri in circa un terzo degli studi. Gli autori concludono che l'aiuto dei parenti potrebbe essere universale e che chi aiuta dipende dalle condizioni ecologiche. L'esito misurato è la sopravvivenza, non la cura quotidiana. Letto all'abstract.
- Alger, I., Hooper, P. L., Cox, D., Stieglitz, J. & Kaplan, H. S. (2020). "Paternal provisioning results from ecological change." Proceedings of the National Academy of Sciences, 117(20), 10746-10754 . ↗︎ fonte Modello teorico sul rifornimento di cibo da parte dei padri: raro fra i primati e assente nelle grandi scimmie non umane, diffuso fra gli umani. Riguarda il cibo, non le altre forme di cura. Letto all'abstract.
- Bachaud, L., Murphy, M. & Johns, S. E. (2025). "A hundred and two just-so stories: Exploring the lay evolutionary hypotheses of the manosphere." Evolutionary Human Sciences, 7, e41 . ↗︎ fonte Analisi di 102 spiegazioni evoluzionistiche diffuse nella manosfera: l'83% riguarda differenze fra i sessi. Le giustificazioni «sembrano opportunistiche»: quando un tratto presunto evoluto non piace, si invita ad andare «contro la propria natura». Gli autori lo chiamano fallacia naturalistica; qui si usa il nome più preciso, appello alla natura. Il corpus è la manosfera, non la divulgazione sulla paternità. Letto il testo integrale.
- Ah-King, M. & Nylin, S. (2010). "Sex in an evolutionary perspective: Just another reaction norm." Evolutionary Biology, 37(4), 234-246 . ↗︎ fonte Rassegna concettuale: le differenze fra i sessi vengono spesso descritte come quasi inevitabili per biologia, ma l'espressione dei tratti associati a un sesso ha sempre una componente plastica, che risponde alle condizioni. Letto all'abstract.